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Pescara, 14/08/2020
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Data: 24/11/2006
Settore:
Cgil Pescara
«LA POLITICA COME INSEGNAMENTO DI UN COSTUME E DI UN COMPORTAMENTO» di Paolo Castellucci (Segretario CdLT Pescara)

Autorità politiche e amministratori pubblici, in questi giorni di oscurità per la politica locale e regionale, si affannano, a più riprese, a voler pervicacemente separare le responsabilità penali dei singoli amministratori o dirigenti, dal sistema politico che anzi, a loro dire, va producendo un nuovo corso di efficienza e trasparenza amministrativa.
Mele marce che inquinano la buona politica.

Tutti pronti a prendere le distanze dai cattivi amministratori che hanno agito illegalmente per il proprio tornaconto.
Nulla importa se quegli stessi amministratori erano presi ad esempio, fino a qualche istante prima delle "manette", come modelli di modernità e di efficienza.

Credo che rappresentare così semplicisticamente le brutte vicende di questi giorni, in Abruzzo, sia il modo più sbagliato per affrontare il problema più profondo del deterioramento e della degenerazione del sistema politico.
Non vi è dubbio infatti che le responsabilità penali pesano sui singoli che illecitamente hanno operato.
Ma accadimenti di questo genere hanno bisogno di un clima, di un "ambiente" di "tolleranza" o di indifferenza nel quale possono crescere per anni fenomeni illeciti di questa portata.
C'è una responsabilità politica, morale della scelta degli uomini e donne chiamati ad essere "classe dirigente" al servizio del bene comune.

Qualche tempo fa Vittorio Foa , ricordando Norberto Bobbio, , diceva ,: "Lui ha concepito la politica come educazione attraverso l'esempio ed è secondo me un contributo molto importante di cui la Repubblica italiana gli è debitrice. Siamo debitori della capacità di vedere nella politica anche l'insegnamento di un costume e di un comportamento."
Sarebbe bene che questo insegnamento non andasse mai perso di vista da chi sceglie di porre la sua opera al servizio della collettività, nella consapevolezza che la Politica è al servizio degli altri e non di chi la fa.
Ma purtroppo oggi facciamo i conti con le "nuove" strade della riproduzione del consenso e dell'acquisizione del "potere".
Le strade degli uomini "portatori di voti", debitori essi stessi verso coloro che quei voti hanno aiutato a prendere.
E' anche da qui che nasce lo sviluppo incontrollato della "spesa pubblica" che partorisce posti di lavoro(non sempre necessari e legati a reali fabbisogni professionali) che "gonfiano" gli apparati pubblici e "para-pubblici",che creano la moltiplicazione di società,di consigli di amministrazione ,di enti strumentali, pubblici o misti, che provocano la crescita di consulenze esterne,che determinano purtroppo anche processi degenerativi ed illegali come quelli che interessano oggi Montesilvano e l'Abruzzo.
Una politica sempre meno "libera" e sempre più subalterna agli interessi economici,agli interessi di lobbies,di comitati elettorali permanenti e sempre meno attenta al bene comune,agli interessi collettivi.

Si può continuare a far finta che questa politica, che questo sistema non abbia niente a che fare con le vicende di questi giorni.
Ma non si possono eludere le conseguenze che queste vicende determinano nel senso comune dei cittadini che perdono sempre più fiducia nei confronti dei partiti,delle istituzioni.
E' questo il danno che pesa sulla responsabilità collettiva della classe politica, da cui non si può sfuggire.
Quegli stessi cittadini che sono chiamati a pagare il prezzo di questa degenerazione.
E lo pagano materialmente con gli aumenti tariffari, le tasse di scopo per le opere pubbliche, le tasse per i debiti "illeciti" della sanità, con i disservizi del sistema sanitario, dei servizi pubblici, dell'inesistenza di politiche sociali verso gli anziani, verso i giovani.
E lo pagano i lavoratori che subiscono le conseguenze di vicende come quelle di Montesilvano che rischiano di mettere in discussione la continuità del lavoro, dei servizi sociali di un' azienda come la Ferrigno con i suoi 170 dipendenti, di cui molti con contratti precari in scadenza.

E' necessario capire che non basta solo essere dentro la legalità, per determinare la buona amministrazione della cosa pubblica.
E' necessario promuovere azioni che cambino i metodi, le pratiche del fare politica amministrativa.
Lo debbono fare i Partiti che possono determinare scelte autovincolanti rispetto ai processi di riduzione dei "costi collaterali" della politica.
Cominciare anche da cose "semplici", che diano il senso di questa volontà di cambiamento.
Ridurre ad esempio gli enti strumentali e le società costitiuite ad hoc per la gestione di servizi,determinando accorpamenti e riduzione dei consigli di amministrazione.
Ridurre il numero dei consiglieri di amministrazione delle società pubbliche.
Non è possibile avere aziende pubbliche con meno di 20 dipendenti,di cui parte precari, che hanno consigli di amministrazione composti da 5 persone.
Stabilire il divieto di doppi,tripli incarichi pubblici.
Non si può essere nello stesso tempo Sindaco,Presidente di Aziende Pubbliche,Consigliere di comunità Montane,Consigliere di Amministarazione,e chi più ne ha più ne metta, solo perché vanno garantiti percorsi politici o di rappresentanza partitica.
Stabilire un tetto per le "consulenze" che spesso vengono determinate proprio per garantire il sistema di nomine professionalmente "improprie" che rendono necessari gli "esperti" esterni.
Prevedere la presenza di rappresentanti di associazioni dei consumatori e/o ambientaliste, senza potere decisionale e senza compenso,nei consigli di amministrazione di aziende pubbliche che gestistono beni comuni e servizi.
Produrre procedimenti di certificazione di qualità dell'azione amministrativa e delle aziende pubbliche che garantiscano la trasparenza e l'efficienza degli atti , delle prestazioni e dei servizi al cittadino.
Insomma avere il coraggio di affrontare fino in fondo le cause di questa preoccupante condizione della politica e delle istituzioni, anche di decadimento morale,in una fase in cui c'è maggiore bisogno della credibilità della classe dirigente regionale e locale, per fronteggiare la pesante situazione economica-finanziaria che graverà sui cittadini,sulla loro vita quotidiana e che,anche alla luce degli avvenimenti di questi giorni, rischia di allargare irreparabilmente la distanza tra politica e collettività.
Come sindacato abbiamo il dovere di contrastare questa deriva anche facendo i conti con le nostre responsabilità di disattenzione verso questi processi di deterioramento e dobbiamo porre anche nelle nostre priorità di azione la questione morale,la riforma della politica,la trasparenza dell'azione amministrativa, come leve indispensabili per lo sviluppo, per il lavoro, per l'innalzamento della qualità della vita delle persone e pure per una "rinascita" culturale e sociale della bella politica anche come "l'insegnamento di un costume e di un comportamento".


Paolo Castellucci
Segretario della Camera del Lavoro di Pescara

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