I soldi dovranno essere restituiti a tasso di mercato entro dicembre. Sullo sfondo resta l'ipotesi Aeroflot. Il premier: troppe interferenze durante la campagna elettorale
ROMA. Trecento milioni per Alitalia. Il governo vara con un decreto legge un prestito ponte per permettere al nuovo esecutivo di trovare una soluzione. «Atto di grande responsabilità», dice il presidente del consiglio Romano Prodi. Dopo l'addio di Air France, torna in primo piano la possibilità di una cordata italiana («Parlerò al momento opportuno», dice Bruno Ermolli, incaricato da Berlusconi di trovare una soluzione).
Tornano fuori il nome di Air One e quello di Lufthansa che però ribadisce come «gli svantaggi di un'acquisizione superano i vantaggi, la nostra posizione non è cambiata».
Da Banca Intesa, evocata da Berlusconi un mese fa, vengono posizioni distinte: di interessamento secondo il presidente del consiglio di gestione, attendista secondo Corrado Passera, amministratore delegato («Non è possibile rispondere non conoscendo la reale situazione della compagnia»).
Sullo sfondo resta allora Aeroflot («Attendiamo una proposta dall'Italia, per noi la compagnia è un asset di valore»), che essendo extra-Ue potrebbe avere solo una quota minoritaria per non mettere a rischio i diritti di traffico dell'Italia. I dirigenti russi non sarebbero stati molto convinti, ma, come dice il vicedirettore generale Lev Kochliakov: «C'è un ordine del presidente della Federazione russa a riprendere i negoziati. Senza dubbio gli italiani, dopo l'incontro in Sardegna, hanno a disposizione nuove opzioni». Altra precisazione dal costruttore Caltagirone, che non entrerà nella cordata: «Non è il nostro settore».
«Atto di grande responsabilità», dice il presidente del consiglio Romano Prodi. I trecento milioni devono essere restituiti da Alitalia entro il 31 dicembre di quest'anno e saranno erogati «a tassi di mercato a brevissimo termine maggiorato di un tasso di interesse nella misura prevista dalla disciplina comunitaria in materia». Per scongiurare l'accusa Ue di dare aiuti di Stato, il prestito viene erogato dal ministero dell'Interno su fondi dello Sviluppo economico per mantenere «la continuità operativa» e la «continuità territoriale».
Fin qui la parte formale. Ma è quella politica che pesa di più. Romano Prodi è chiaro nello spiegare come sono andate le cose: «L'offerta di Air France - dice - è caduta per le eccessive interferenze di una parte politica in campagna elettorale. Per questo, con un atto di grande responsabilità, abbiamo deciso un intervento di breve durata per permettere al nuovo governo di trovare una soluzione in materia». Poi il primo affondo: il governo aveva preventivato un prestito di 100-150 milioni al massimo. Ne arrivano all'incirca il doppio: «L'onorevole Berlusconi mi ha chiesto un prestito ponte più sostanzioso di quello da noi pensato per avere più tempo a disposizione per trovare una soluzione».
In consiglio dei ministri la decisione è passata in modo contrastato. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, era contrario: «Basta mettere le mani in tasca agli italiani. La responsabilità se la deve assumere chi si accinge a guidare il governo», ha detto prima della riunione.
La soluzione adottata, di fatto, è una sorta di cerino acceso da trecento milioni che passa nelle mani di Berlusconi. Alla domanda «cosa spinge il governo a ritenere che il prestito verrà rimborsato da una società in perdita» il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, risponde serafico: «La fiducia nell'impegno di chi governerà. Dubito che possa essere stata presa una posizione così solenne e ripetuta senza avere la certezza di poter tradurla nei fatti». Poi aggiunge: «Se così è, il valore dell'azienda, dei posti di lavoro, degli aerei, sono meglio salvaguardati che non se si entrasse in una procedura straordinaria».
Il ministro però chiarisce anche che il prestito è arrivato solo perché ci si trova in questa particolare condizione di passaggio di consegne, altrimenti sarebbe stato commissariamento.
«Oggi - dice - c'è un governo per gli affari correnti e chi probabilmente presiederà il prossimo ha contribuito a far tramontare la soluzione Air France perché convinto di averne una migliore. Per questo l'importo dato è quello richiesto da chi ha la soluzione del problema e la potrà attuare fra poche settimane».