Dubbi della commissione sul prestito alla compagnia: aiuti di Stato? Chiesti chiarimenti
ROMA. Nubi all'orizzonte sul prestito da 300 milioni concesso ad Alitalia dal governo. La Commissione europea ha chiesto chiarimenti con una lettera consegnata ieri pomeriggio a Palazzo Chigi. Si danno 15 giorni di tempo per dare risposte esaurienti sulla natura del prestito, per spiegare se nasconda, insomma, aiuti di Stato (vietati dalla Ue). Il rischio è la sospensione della misura.
Il prestito è stato varato dal governo uscente, ma l'importo è stato richiesto espressamente da Silvio Berlusconi, presidente del consiglio in pectore. «Adesso la fanno difficile - risponde a chi gli chiede un giudizio sull'azione della Ue - l'Unione europea deve aiutare le cose giuste e non creare difficoltà. Io non sono preoccupato, il prestito ponte era l'unica cosa da fare».
Il governo italiano si comuque impegnato a fornire i chiarimenti richiesti nel giro di 10 giorni lavorativi. Ma non c'è solo la Ue che si preoccupa per il prestito ponte. Ryanair, compagnia low cost irlandese, ha già annunciato un ricorso alla Commissione europea, mentre British Airways e la Sas, la compagnia scandinava, dicono di seguire con attenzione la vicenda e di essere pronte a un'eventuale azione. Un invito a negare il via libera al prestito viene dal Wall Street Journal di New York, mentre il Fondo monetario internazionale chiede che si agisca «secondo le regole di mercato e della concorrenza». La lettera è arrivata a Palazzo Chigi nel pomeriggio, mittente Jacques Barrot, commissario europeo ai Trasporti. Una missiva dai «toni duri», dicono a Bruxelles, nella quale si informano le autorità italiane «su una serie di dubbi che la Ue ha su questa misura». «Quello che vogliamo capire - dice il portavoce di Barrot, Michele Cercone - è se questa è un'operazione commerciale o se ci sono degli aiuti di stato coinvolti».
La sostanza della questione ruota intorno alla solidità di chi riceve il prestito. «Il fatto che i soldi siano prestati a tasso commerciale - spiegano a Bruxelles - è una condizione necessaria, ma non sufficiente a escludere gli aiuti di stato. Di prestiti di questo importo ad aziende che sono sull'orlo del fallimento non se ne vedono tanti». Quanto al rischio che l'Italia resti senza traffico aereo, che sia bloccata la continuità territoriale (altra ragione addotta come necessaria per il prestito), si fa osservare che Sabena, compagnia belga, fu messa a terra senza tante cerimonie.
«Alitalia - dice Ryanair in una nota al vetriolo - ha già ricevuto più di 5 miliardi in aiuti di Stato illegali, ma la Commissione europea fa finta di niente e chiude un occhio. Senza gli aiuti Alitalia, che perde un milione di euro al giorno, sarebbe fallita anni fa. Faremo ricorso contro quest'ultimo salvataggio illegale da 300 milioni». «Prestito illegale», è anche il giudizio del Wall Street Journal che invita la Commissione europea a «respingerlo». «Non c'è nulla di illegale in questo prestito, penso che l'Europa debba rendersi conto che in questo momento in un paese come l'Italia la perdita di posti di lavoro potrebbe avere effetti sociali molto pesanti», dice Walter Veltroni, segretario del Pd. «La soluzione della crisi - commenta il portavoce del Fondo monetario, Masood Ahmed - deve basarsi sul mercato e rispettare le regole europee per i beni e i servizi».