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Data: 26/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Il Pd punta a un nuovo assessore regionale. Due i papabili per sostituire Ginoble: Misticoni e Benucci

TERAMO. Il Pd teramo punta ad avere un nuovo assessore regionale. La questione sarà sottoposta al presidente della Regione Del Turco dal segretario provinciale del partito Giuseppe Di Luca, confermato nell'incarico dall'assemblea di giovedì.
«Nonostante la sconfitta alle politiche», spiega il dirigente, «a Teramo siamo al 35%, due punti sopra la media nazionale. E' stato il miglior risultato a livello regionale e visto che per le elezioni ci hanno chiesto una candidatura forte sul territorio, questa disponibilità non si può tradurre in una penalizzazione per la provincia». Tommaso Ginoble, eletto alla Camera, nel rimpasto annunciato da Del Turco dovrà essere sostituito da un altro teramano. Ci sono due possibilità, oltre a Marco Verticelli che è già in giunta: Stefania Misticoni, ex segretaria regionale dei Ds, e Filippo Benucci, che entrà in consiglio al posto dell'ex assessore ora deputato.
La sostituzione di Ginoble sarà una delle prime questioni che Di Luca dovrà affrontare. «C'è da costruire un partito», sottolinea, «partendo dai tanti dirigenti che abbiamo sul territorio. Entro qualche giorno sottoporrò all'assemblea un assetto degli organi esecutivi che garantirà il massimo coinvolgimento nel progetto che stiamo portando avanti». Il segretario avanzerà le sue proposte per vicesegreteria e presidenza, ma si occuperà anche della creazione di un coordinamento tra tutti i segretari comunali.
Anche giovedì, però, Di Luca non ha ottenuto l'incarico per acclamazione. Come quando era stato eletto coordinatore temporaneo, ha dovuto affrontare uno sfidante. L'ex assessore Alberto Di Croce ha ottenuto 7 voti. «La sua candidatura è stata una sorpresa alla fine del dibattito», spiega il segretario, «se ne poteva fare a meno». L'organizzazione in extremis dell'elezione a scrutinio segreto spiegherebbe anche la partecipazione al voto appena sufficiente. Sono stati 131 i delegati a votare su 250, appena oltre la metà più uno necessaria per la validità della decisione. «Il dibattito andava verso una conferma all'unanimità», conclude, «quando Di Croce si è candidato molti erano andati via, convinti che non si votasse».

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