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Data: 26/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Napolitano: basta denigrare la Resistenza. In diecimila con il presidente a Genova. «Guai a indulgere a banali generalizzazioni»

«E' patrimonio vivo, un'eredità morale che ci vincola tutti». Fischi al cardinale Bagnasco. Da Casini e Fioroni solidarietà al presidente della Cei

GENOVA. «Il messaggio, l'eredità spirituale e morale della Resistenza vivono nella Costituzione in cui possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente il 1943-'45, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti». La Costituzione «è un patrimonio comune che appartiene a tutti e vincola tutti», dice il presidente Napolitano celebrando a Genova la Festa della Liberazione. «La Costituzione costituisce infatti la base del nostro vivere comune e della nostra rinnovata idendità nazionale» e «nessuna delle forze politiche oggi in campo può rivendicarne in esclusiva l'eredità». Certo - ha poi osservato - «le ombre della Resistenza non vanno occultate, ma guai a indulgere a false equiparazioni e banali generalizzazioni». La Resistenza «non fu indenne, specie alla vigilia e all'indomani della liberazione», da fenomeni di violenza. Ma occorre «tener fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell'indipendenza, dignità e libertà».
Il capo dello Stato, nel ribadirlo, contesta implicitamente le polemiche che anche quest'anno hanno alimentato polemiche e celebrazioni divise di questa data fondante della Repubblica. I suoi richiami, spiega dopo il discorso, non sono indirizzati a nessuno in particolare, ma a tutti gli italiani. La difesa della Costituzione e del suo legame con la Resistenza è esplicita e motivata. La nostra Carta, spiega, tradusse in un disegno i sogni di quella fase tormentata, tracciò «la trama della nuova Italia sperata e invocata a mano a mano che progrediva la guerra di Liberazione e quando essa si concluse». Quell'Italia si è poi concretizzata in forme sociali e statuali e l'attuazione di quei principi «ha richiesto e richiede un impegno che non poteva esaurirsi in una volta, ma va sempre rinnovato e fatto rivivere con l'apporto essenziale delle nuove generazioni». E nel quadro dell'Europa unita. Agli scettici, agli scontenti, Napolitano ricorda che nella nostra Costituzione non contano solo «i principi, i diritti e i doveri, ma anche le istituzioni che sono certamente perfettibili e rinnovabili; che costituiscono, nell'essenziale, pilastri insostituibili dello stato di diritto e della democrazia repubblicana». Il presidente elenca questi «pilastri»: il Parlamento, le Regioni, gli Enti Locali, «la magistratura come ordine autonomo e indipendente, gli istituti di garanzia istituzionale».
Poi ben sapendo di toccare un nervo scoperto, ammette che la Resistenza fu anche «guerra civile», nel senso in cui ne ha parlato lo storico Claudio Pavone, cioè dando conto dei vari volti e della complessità di quel movimento di liberazione.
Accolto da un grande striscione su Palazzo Ducale con scritto'benvenuto presidente' e soprattutto quasi diecimila persone in festa, Napolitano si è poi incontrato con il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. L'arcivescovo è stato oggetto di fischi al suo arrivo a Palazzo Ducale, dove ha preceduto di pochi minuti Napolitano. Il cardinale, proveniente dalla vicina curia arcivescovile, ha camminato tra due ali di folla in piazza Matteotti, dove erano radunate alcune migliaia di persone e dove spiccavano bandiere con la falce e il martello e della Cgil. I fischi e alcune grida di 'buuu sono partiti da alcuni gruppi di persone mentre l'arcivescovo stava per raggiungere la scalinata che porta all'ingresso del Ducale, ma sono stati subissati da applausi. L'episodio è stato criticato dal sindaco di Genova, Vincenzi, da Casini (Udc), Fioroni (Pd) e Ronchi (An).

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