Firme in 450 città per abolire l'Ordine dei giornalisti
ROMA. Cinquantamila in piazza San Carlo a Torino per lo show dal vivo, migliaia in coda nelle altre 450 piazze dove si raccoglievano le firme. Il V2-Day, Vaffanculo 2, di Beppe Grillo è un successo. L'obiettivo era la stampa dei «giornalisti camerieri», la «tv di un solo padrone». Urla Grillo, per ore, con un tono di voce un po' ansiogeno, ma il pubblico che lo acclama, soprattutto giovani e giovanissimi, non aspetta altro che lui chiami all'epiteto che dà il nome all'happening. Così, quando elenca i giornali italiani e le cifre che ricevono dallo Stato sotto forma di rimborsi carta e agevolazioni varie, a ogni testata segue il «vaffan...».
La giornata ha lo scopo di lanciare la raccolta di firme su tre referendum: abolizione dell'Ordine dei giornalisti, abolizione della Legge Gasparri sulle tv, abolizione delle previdenze all'editoria. A Milano firma anche Antonio Di Pietro: «Gasparri farebbe bene a rispettare le sentenze, perché noi vigileremo, la raccolta di firme per abolire con un referendum la legge che porta il suo nome, fatta solo perché restasse un monopolio del sistema televisivo, è stata solo un primo passo». «Con Rete4 che non va sul satellite rischiamo una multa dalla Ue di 300mila euro al giorno a partire da gennaio 2006», dice Grillo. Qualcosa come 235 milioni.
Ai banchi sparpagliati in 450 piazze italiane c'è la coda per firmare, ma non tutti sanno che con tutta probabilità le firme non servono a niente, che la legge italiana sui referendum popolari richiede tempi precisi per la raccolta. La firma, in questo caso come lo scorso anno, è una sorta di testimonianza attiva.
Beppe Grillo inizia la sua arringa richiamando il significato del 25 Aprile e della Resistenza, con dedica a chi, a poche centinaia di metri da piazza San Carlo, in piazza Castello, partecipa alle celebrazioni della Liberazione: «Dedichiamo questa manifestazione a coloro che stanno manifestando nell'altra piazza, noi siamo la naturale continuazione dei nostri nonni, di quei valori, di quella gente che ha combattuto, ha perso la vita per lasciarci una nazione più libera. Se avessimo un decimo di cuore di quelle persone o un centesimo di coglioni di quelli, noi compiremmo un lavoro per loro».
Poi parte l'attacco a tutto campo. Contro l'Ordine dei giornalisti, di cui Grillo sbaglia la data di istituzione («È quello del 1925, voluto da Mussolini»). Contro i «giornalisti camerieri». Poi contro i soldi dati ai giornali: «Vorrei un giornale pagato da chi lo legge e non dai finanziamenti pubblici». E ancora: «Non esiste, non può esistere un Ordine. Chiunque deve essere libero di scrivere. Perché ci deve essere un Ordine dei giornalisti e non un Ordine dei poeti?». Vaffa l'Ordine, dunque.
«L'Ordine non è quello di Mussolini, ma quello di Gonella, costituito 45 anni fa su un'idea base di Aldo Moro - replica Franco Siddi, segretario della Fnsi - e Grillo non confonda i cialtroni, che ci sono in tutte le professioni, con le migliaia di giornalisti corretti».
Dal palco continuano gli attacchi a tutti, a Berlusconi in primis soprannominato «Testa d'asfalto», a Veltroni «Topo Gigio», a Ferrara «Platinette con la barba», persino al Presidente della Repubblica, «Morfeo Napolitano, che dorme, dorme e poi monita. Sia il presidente di tutti e non dei partiti, perché i partiti non ci sono più».