Giordano (Prc) parla di risultato drammatico colpa della strategia seguita dai democratici
ROMA. Una cosa sembra certa dopo il voto di Roma: tutto si fa più difficile per Walter Veltroni. Dentro e fuori il Pd. La sconfitta «molto grave, molto pesante», come l'ha definita lo stesso segretario del Pd, si va infatti ad aggiungere a quella del 14 aprile nel pesare sulle sue spalle.
La Sinistra arcobaleno già l'attacca frontalmente indicandolo come principale responsabile della sconfitta, anche se a Roma a perdere è stato tutto il centrosinistra. E ora il rischio concreto è che anche dentro il Pd si apra un fronte critico sul segretario. La poltrona di Veltroni non è in pericolo nell'immediato, ma certo un eventuale risultato deludente alle europee dell'anno prossimo lo porterebbe al primo congresso del partito in condizioni di grande debolezza.
Veltroni non si è certo nascosto dietro a un dito. Quella di Roma, ha detto, è una sconfitta «che io non posso non sentire con particolare acutezza e amarezza personale e politica». Ha sostenuto che i risultati dei ballottaggi confermano «i problemi emersi nel voto politico nazionale». Qualche ora prima, intervenendo nell'assemblea dei parlamentari del Pd, aveva sottolineato più chiaramente la difficoltà di aver dovuto gestire il fardello della vecchia maggioranza. «Sulla sicurezza - ha sottolineato ad esempio - il vecchio centrosinistra non è riuscito ad approvare nemmeno il decreto che era stato presentato alle Camere all'indomani dell'aggressione di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto. Quello che il vecchio centrosinistra ha lasciato dietro di sé è davvero difficile da rimuovere». E non solo sulla sicurezza. Sulla sconfitta è infatti convinto che abbia pesato anche «l'imprinting del precedente sinistra» in materia di fisco e imprese.
Per tutto questo, Veltroni si dice più che mai convinto che ora sia necessario continuare sulla strada intrapresa, per costruire un'alternativa di governo a quello della destra. Una strada su cui, fra le poche consolazioni, ci sono le vittorie a Vicenza, Udine e Sondrio. Segnali isolati e insufficienti, ma significativi, che il nuovo messaggio del Pd al Nord qualche spiraglio lo ha aperto. E al suo partito, ma anche al resto della sinistra, Veltroni chiede di non abbandonarsi a devastanti regolamenti di conti. «Se c'è una cosa che invidio alla destra - sottolinea - è la reazione orgogliosa alla sconfitta. Loro hanno una combattività che non è tra i nostri elementi prevalenti. Noi siamo più portati alla riflessione malinconica e crepuscolare».
Dalla Sinistra arcobaleno non arrivano però segnali incoraggianti. Franco Giordano, segretario appena giubilato di Rifondazione, non ha dubbi: «E' evidente che una grande responsabilità va alla strategia del Pd e a Veltroni». Anche la vittoria di Alemanno per Giordano è da attribuire alla «americanizzazione forzata che ha portato al trionfo delle destre». E per la sinistra, rimasta fuori dal Parlamento, la sconfitta di Roma è un boccone particolarmente amaro da mandar giù.
Anche dentro il Pd Veltroni rischia però di non avere vita facile. «Non si metta in discussione nè il Pd, nè il suo segretario, né altro», ha ammonito il sindaco di Venezia Massimo Cacciari che pure nei giorni scorsi era stato molto critico sulla decisione di Veltroni di non dar vita ad un vero e proprio Pd del Nord. Dopo quella che ha definito la «microcatastrofe romana», ha detto, «speriamo bene che si ragioni, che si elabori questo lutto senza gridare alle colpe dell'uno e dell'altro, senza voler rimettere in discussione tutto e l'opposto di tutto, ma si comprenda bene la gravità di questa sconfitta». Soltanto «qualche insano di mente», ha aggiunto Cacciari, potrebbe chiedere le dimissioni di Veltroni.
Forse ora. Ma per il segretario del Pd la strada non si fa certo in discesa. La prossima primavera si voterà per le elezioni europee e si voterà con un sistema proporzionale puro, che cioè non fornirà nessuna spinta al «voto utile», ma favorirà anzi la dispersione delle piccole liste. Per il Pd sarà tutt'altro che facile confermare il 33,7 per cento raccolto nelle politiche. E se dovesse perdere anche quella trincea, per Veltroni il primo congresso del Pd si potrebbe fare tutto in salita.