«L'Europa non dia fastidio». Il commissario Kroes: «Rispettate le regole di mercato»
ROMA. Silvio Berlusconi ne ha pensata un'altra. Anzi, come dice lui, ne «minaccia» un'altra: far comprare Alitalia allo Stato o meglio alle Ferrovie. Perché? Perché l'Europa, dice ancora il futuro premier, «non smette di zignare». Posto che il verbo non esiste e che nel personale dizionario berlusconiano dovrebbe significare «dar fastidio come le zanzare», l'Europa ha un'intenzione sola: far rispettare le regole del mercato. Replica subito Jonathan Todd, portavoce del commissario alla concorrenza Neelie Kroes.
«Se lo Stato privatizza o nazionalizza - dice - non ci riguarda. Un problema si pone solo se le risorse trasferite hanno un valore che supera quello dell'impresa acquistata e vanno al di là del prezzo normale, ragionevole rispetto al valore di mercato».
Di prezzo, però, Berlusconi non parla. E neppure di come costruire l'operazione finanziaria per riportare Alitalia nel patrimonio pubblico al 100 per cento dopo la privatizzazione del 1997. E non parla neppure di piano industriale, quello dei sacrifici. Sibillino, lo interpreta Gianfranco Fini, altrettanto criptico: «Lo Stato può gestire la società non la proprietà». Deciso Umberto Bossi: «Non credo si possa fare» e fa il tifo per l'accordo di Lufthansa su Malpensa. Un fiume di parole, insomma, senza che per la compagnia, ora rinfrancata dal prestito di 300 milioni di euro, si veda una via d'uscita. Continua ad aleggiare la ricerca di una cordata italiana. Ma i pezzi da novanta si guardano bene dall'esporsi. O meglio lo fanno per chiamarsi fuori (Carlo De Benedetti) o scegliendo la via della carità (Marco Tronchetti Provera sarebbe pronto a versare un «chip», un obolo, «da qualche milione di euro»). L'unico vero scontro registrato nella giornata di ieri è fra consulenti finanziari intraprendenti e pieni di fantasia. Da un lato Bruno Ermolli, orbita berlusconiana, annuncia un incontro fra sindacati e cordata italiana - alla quali lui starebbe lavorando da settimane - fra poche ore. Dall'altro Claudio Privitera, ex Gepi e commercialista di rango, rappresentante dei lavoratori nel 1998 al momento della quotazione in Borsa, annuncia una riunione, per oggi nel suo studio romano, fra sindacati e possibili acquirenti di Alitalia. Vero? Falso? Velleità? Non c'è che da aspettare per conoscere la consistenza delle proposte. Il dubbio domina fra le rappresentanze sindacali, divise su come affrontare le convocazioni extraprotocollari. Gli autonomi (Anpac, Anpav, Avia), l'Ugl e il Sdl andranno, convinti che a questo punto della vicenda nessuna strada va lasciata imbattuta. I confederali sono più restii. Si aspetterebbero una convocazione formale da possibili acquirenti o dall'azienda così come si aspettano dal nuovo governo, fra una decina di giorni, una parola definitiva sulla crisi della compagnia aerea. Aspettative in qualche modo scoraggiate dall'agenda tracciata da Berlusconi: «Sui tagli al personale si deciderà dopo aver fatto la due diligence e un piano industriale. E quando avremo il piano industriale questa compagine nuova assistita da banche che già ci sono avanzerà proposte ai sindacati».