Regione. I nodi di Del Turco: Paolini, Srour e la staffetta tra la Mura e la Santroni
PESCARA - E alla fine si limiterà ad una aggiustatina di sale, di grandi manovre proprie non se ne parla. Domani mattina il presidente della Regione Ottaviano Del Turco avvierà le consultazioni con i partiti per il rimpasto post-elettorale. Le mani gli prudono, ma alla fine si dovrà limitare a pacati schiaffetti: perchè nessun assessore ha molta voglia di mollare la presa. Un solo punto fermo: la sostituzione di Tommaso Ginoble (Pd), con un esponente di Italia dei Valori. Il resto per ora resta nella categoria delle intenzioni. E neppure troppo buone.
I fedelissimi dicono che Del Turco avrebbe una gran voglia di rinnovare la rappresentanza in giunta di Rifondazione, sostituendo Betti Mura con Daniela Santroni: un po' perchè non ha mai condiviso le scelte della ex segretaria teramana che molte volte ha fatto mancare la sua firma su delibere importanti in materia sanitaria, un po' perchè invece con la Santroni è andato sempre molto d'accordo. Ma i fedelissimi raccontano anche che Del Turco avrebbe la tentazione di sbarrare l'ingresso in giunta pure a Donato Di Matteo, esponente forte del Pd molto sponsorizzato da Luciano D'Alfonso: un po' perchè sulla Sanità gli sarebbe d'intralcio, un po' perchè una pestata di piedi al sindaco di Pescara ci sta sempre bene. Perdipiù per fare entrare Di Matteo dovrebbe sacrificare uno dei suoi assessori, Valentina Bianchi alla quale aveva già chiesto di dimettersi da consigliere per far entrare Gianni Melilla, o Mimmo Srour passato recentemente dalle braccia traditrici di Mastella a quelle politicamente più rassicuranti di Del Turco. Uno scambio che Del Turco cercherà di evitare in tutti i modi possibili. Un altro assessore che è rimasto in bilico per molti giorni è stato il vicepresidente Enrico Paolini, ormai diventato politicamente fragile, ma sono state le raccomandazioni di Giovanni Lolli a far desistere Del Turco dall'idea di sacrificarlo.
Un altro problema che si dovrà porre il presidente è il riequilibrio della rappresentanza territoriale, che vede molto ben piazzata Pescara e molto male Chieti. E con questo asso nella manica, tenterà probabilmente di barattare un Antonio Boschetti che è proprio della provincia teatina con Donato Di Matteo che andrebbe a inflazionare la schiera degli assessori pescaresi.
Insomma grandi o piccole manovre che siano, non sembra che a ispirarle sarà la necessità di un vero rilancio della politica regionale, quanto beghe e rappresaglie politiche. Che danno l'immagine di un centrosinistra ancora molto lontano dalla convinzione di cambiare metodi e rotta. Nonostante la batosta elettorale.