La Brambilla verso la delega al turismo, ma ha rischiato l'esclusione. Anche la Mussolini punta i piedi: un posto spetta ad Azione sociale. Lunedì le decisioni finali
ROMA. Dopo il giuramento al Quirinale, Silvio Berlusconi è alle prese con il complicatissimo puzzle dei viceministri e dei sottosegratari. Il secondo tempo per il governo mette infatti in gioco deleghe pesanti da assegnare ai 37 uomini della squadra ancora da nominare senza superare quota 60. Lunedì prossimo, alle ore 11, si riunirà il consiglio dei ministri per chiudere definitivamente la partita dei sottosegretari. Il giuramento è fissato per le 19 dello stesso giorno.
Ieri il Cavaliere ha riunito a palazzo Grazioli i vertici di Forza Italia per risolvere i casi ancora aperti. Primo fra tutti quello di Michela Brambilla, che nei giorni scorsi doveva diventare ministro dell'Ambiente o delle Pari opportunità e poi viceministro del Welfare con delega alla Salute. La rossa presidente dei Circoli della libertà ieri è stata ricevuta nella residenza romana del Cavaliere e lì avrebbe ricevuto l'offerta di fare il sottosegretario al Turismo. Delega che rientra nelle competenze del ministero delle Attività produttive. La Brambilla sarebbe disponibilissima.
Pressato dalla lunga fila di pretendenti (almeno un centinaio), Berlusconi minaccia di azzerare i viceministri e nominare solo i sottosegretari. Ipotesi che ieri è stata discussa per più di tre ore in via del Plebiscito ma sulla quale non è stato raggiunto nessun accordo. Via libera, invece, dal ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli: «Viceministri? credo che ridurre il numero sia buona cosa». Non è escluso che alla fine, invece dei 10 «vice» previsti fino ad oggi, il Cavaliere decida di nominarne solo 5, ma in un secondo momento. È infatti possibile che una nuova tornata di nomine (con conseguente «spacchettamento» di qualche ministero?) potrebbe esserci nei prossimi mesi. Se dovesse rimanere in piedi la scelta di ridurre i viceministri, Adolfo Urso andrebbe al Commercio con l'estero, Roberto Castelli alle Infrastrutture mentre Paolo Romani otterrebbe la delega per le Comunicazioni. L'Mpa di Raffaele Lombardo avrebbe diritto a una casella da vice.
Ad An dovrebbero andare 8 sottosegretari, 7 alla Lega e 3-4 ai piccoli partiti e il resto a Forza Italia. Per quanto riguarda la cessione delle deleghe, il braccio di ferro più duro è tra An e Lega. In ballo ci sono deleghe pesanti. Basti pensare al Viminale e alle Infrastrutture. Il rifiuto di Roberto Maroni a cedere ad Alfredo Mantovano la delega sulla polizia o il rifiuto di Altero Matteoli a nominare suo vice il leghista Roberto Castelli potrebbero innescare pericolose turbolenze per il neonato governo. E Bossi fa capire subito che la Lega non rinuncerà ad una nuova poltrona per l'ex Guardasigilli. «Castelli deve diventare viceministro alle Infrastrutture con delega al Nord, altrimenti le strade chi le fa?» si chiede il leader del Carroccio.
Ma ad avanzare richieste è anche Alessandra Mussolini: «Silvio Cardiello deve diventare sottosegretario».