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Pescara, 19/06/2026
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12/05/2008
Il Centro
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Tasse locali, salasso da 636 euro a testa. Aumento Irap e Irpef, sindacati e imprese chiedono chiarezza alla Regione |
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PESCARA. Seicentotrentasei euro. È quanto ogni abruzzese paga in media ogni anno in tasse locali. È la metà di uno stipendio medio. Ed è molto meno di quanto si paghi in realtà, perché nella media procapite sono compresi bambini e famigliari a carico. Ora questa cifra dovrà essere aggiornata se a giugno scatterà l'uteriore aumento di Irpef e Irap a causa del buco della sanità regionale. È il Comune l'esattore più esoso con una media di 426 euro l'anno, segue la Regione con 125 euro l'anno (esclusa l'Irap), chiude la Provincia con 84 euro l'anno. Ora il conto della Regione è destinato fatalmente ad aumentare se il governo il 21 maggio non accetterà per buone le ragioni della giunta Del Turco su quel buco della sanità di 232 milioni di euro che ha innescato la richiesta, firmata da Prodi, di un aumento delle addizionali regionali Irpef e Irap. Oggi un abruzzese che guadagna duemila euro lordi al mese paga di addizionale regionale Irpef 364 euro l'anno. Un aulteriore aumento dello 0,5% (oggi l'addizionale è all'1,4%) porterebbe l'imposta a 494 euro l'anno. Per le imprese un aumento di un punto Irap equivarrebbe, secondo i calcoli di Confindustria Abruzzo a 335 euro l'anno in più per dipendente. Per capire la gravità della situazione è sufficiente confrontare l'intero gettito delle tasse locali abruzzesi con la spesa sanitaria regionale. Il gettito è pari a 736 milioni di euro circa, al quale vanno aggiunti i 440 milioni che le imprese versano alla Regione per l'Irap. Il bilancio della sanità è esattamente il doppio. Il salasso, presente e futuro, per cittadini e imprese, spiega la forte reazione di sindacati e associazioni di categoria al rischio di un aumento di Irap e Irpef. I vertici della Cna abruzzese hanno annunciato la mobilitazione. «Sul capo di famiglie e imprese, già così duramente provate da anni dal ricorso alle addizionali», spiega il presidente Franco Cambi, «si addensa un pericolo mortale, che la Regione deve assolutamente tentare di scongiurare, anche facendo ricorso alla trattativa con il nuovo governo, perché il già grave ritardo di competitività accumulato in questi anni, proprio a causa dell'aumento delle tasse locali, rischia davvero di portare al collasso decine di aziende». A detta della Cna, per la spesa sanitaria abruzzese, «è arrivato il momento di scelte drastiche e dolorose». Il presidente di Confesercenti Abruzzo, Beniamino Orfanelli, ha convocato in via straordinaria gli organismi dell'associazione, nella consapevolezza che «è necessaria una mobilitazione straordinaria anche delle piccole e medie imprese abruzzesi per garantire risanamento e sviluppo». Mentre il segretario Enzo Giammarino chiede che «la verifica in atto in seno alla giunta non sia riservata alle sole segreterie dei partiti, ma sia quell'occasione di reale coinvolgimento della società abruzzese». Dopo Cgli, Cisl e Uil che minacciano lo sciopero generale regionale, si mobilita anche l'Ugl. Il segretario regionale, Geremia Mancini, chiede che sia attivato un Patto di Solidarietà Regionale che guidi i provvedimenti non a danno dei più deboli. «Se così non sarà», dice Mancini, «non potrà che esserci uno sciopero regionale». Infine i consiglieri regionali della Federazione di Centro Liberato Aceto, Antonio Verini e Angelo Di Paolo, chiedono a Del Turco di aprire nei prossimi giorni un dibattito in sede istituzionale. «Non è possibile», dicono, «che i rappresentanti delle istituzioni apprendano dai giornali di una crescita esponenziale del debito sanitario abruzzese».
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