Di Odoardo: «Il prefetto disponga controlli contro le irregolarità»
TERAMO. Il lavoro precario in provincia dilaga. Secondo le stime della Cgil fra il 63 e il 70% dei nuovi posti di lavoro sono precari. Un precariato spesso paravento per lavori nei fatti più che stabili, ma con meno garanzie. Non a caso sono iniziati a spirare venti di "rivolta" e negli ultimi mesi c'è da registrare un aumento delle vertenze di lavoro, stimato intorno al 10%.
Il responsabile dell'ufficio vertenze della Cgil Piero Porrini parla di alcuni tipi di contratti, molto diffusi in provincia, che vengono usati per evitare rapporti di lavoro a tempo indeterminato. «Nel pubblici esercizi e nelle attività commerciali», spiega, «sono diffusi i contratti di tirocinio formativo, che nascondono un lavoro normale solo senza il riconoscimento di contributi, malattia e ferie. E ovviamente non viene effettuata alcuna formazione. Più in generale buona parte dei contratti "a progetto" sono irregolari perchè al lavoratore si chiede un orario fisso, non si prevede un compenso adeguato. Insomma, si tratta di lavoro subordinato invece che parasubordinato. Poi ci sono i contratti di somministrazione (delle agenzie interinali , ndr): quello a tempo determinato dovrebbe avere una motivazione particolare ed essere limitato nel tempo. Invece a tranche di un giorno o una settimana abbiamo visto casi in cui si arriva anche a cinque anni consecutivi di lavoro».
Una situazione di illegalità diffusa, dunque. «Noi siamo per l'abolizione della legge 30», osserva il segretario della Cgil, Giampaolo Di Odoardo, «ma visto che finora non è stato fatto, almeno che si evitino gli abusi. Faccio un esempio: i contratti a progetto sono legati a esigenze eccezionali e ad attività diverse da quelle svolte usualmente nel posto di lavoro. Sono convinto che il 90% non svolga attività diverse dal solito. E il rinnovo, di volta in volta, rende debole e ricattabile il lavoratore, incapace di rivendicare i propri diritti, altrimenti non avrà il rinnovo successivo. A questo punto l'unico modo per limitare questi abusi è rivolgere un appello al prefetto. Visto che il precariato irregolare si traduce in un danno all'Inps (per i minori contributi versati rispetto a un contratto di lavoro stabile, ndr) può chiedere alla Finanza controlli a tappeto in provincia per accertare se i precari nei fatti sono lavoratori dipendenti». Di Odoardo osserva che è l'unico modo per arginare il fenomeno. «Il sindacato, d'altronde, non c'è in tutte le piccole e medie aziende. Noi dove siamo presenti facciamo iniziative per la stabilizzazione, sia nelle fabbriche che nella pubblica amministrazione. Non a caso la Funzione pubblica ha fatto un ottimo lavoro con la stabilizzazione di almeno 300 lavoratori».