CHIETI. Se non arriva l'ok della Regione, l'estate dell'assistenza sanitaria teatina sarà davvero calda. La carenza di personale nelle corsie d'ospedale, blindata dall'ultima finanziaria, potrebbe creare serie difficoltà. La Asl, già sotto di oltre 900 dipendenti, stando alle nuove norme, non può rinnovare il contratto a 70, tra medici, infermieri e tecnici, assunti a tempo determinato e in dirittura d'arrivo alla scadenza del contratto. Settanta professionalità in meno, allora, limerebbero ulteriormente una carenza fin troppo pesante. Accorpare reparti, per condividere fra più corsie il personale sanitario, non sarebbe più sufficiente. Se l'emergenza non rientra il rischio è che interi reparti non ricoverino più e che alcuni servizi vengano a mancare. Il direttore generale Mario Maresca è comunque ottimista. «Non è il caso di drammatizzare», dice, «a giorni arriverà la risposta della Regione, che comunque nell'incontro della scorsa settimana all'Aquila si è dimostrata molto disponibile alla soluzione».
La Asl teatina conta oggi poco più di 2500 dipendenti, mentre l'ultima dotazione organica, deliberata nel 1996, ne sommava 3488. Non tutti, poi, lavorano a pieno, come i 115 che hanno il part-time e i 450 che sono esonerati da alcune mansioni per ragioni di salute. Maresca all'Aquila non è andato solo per lamentarsi ma per portare una propria proposta di soluzione.
«E' necessario attivare un tavolo regionale delle professionalità», osserva, «scattando una fotografia esatta degli esuberi e delle carenze, potremmo attivare una mobilità interaziendale del personale, utile a riequilibrare il più possibile le dotazioni organiche delle diverse aziende».
Un meccanismo di travaso del personale che aiuterebbe.
«Sono fiducioso», risponde il manager, «di certo abbiamo bisogno di questi 70 professionisti, cui non possiamo rinunciare. Altrimenti dovremo tamponare, accorpando ulteriormente i reparti e, in ultima istanza, bloccando parte dell'attività di ricovero o limitando la risposta sulla mobilità attiva».
Estate, dunque, anche con le frontiere sanitarie chiuse. L'azienda registra il 46% di mobilità attiva, ossia di pazienti che vengono a curarsi nelle sue strutture da altre Asl o regioni. Questo flusso impegna risorse umane e strutturali, che potrebbero essere lesinate in una politica di forte razionalizzazione della gestione. Quadri estremi, certamente, ma possibili. Il sì della Regione, che libera risorse economiche per aiutare la Asl nella spesa per il personale, li scongiurerebbe del tutto. In azienda il clima, per ora, è di fiducia.