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Pescara, 19/06/2026
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Data: 13/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Auto procura, carburante negato. Il ministero non paga e i distributori non danno più gasolio.

CHIETI. «Finiremo il carburante che resta nelle macchine eppoi ci fermeremo». Il procuratore della repubbica Ermanno Venanzi è sbigottito di fronte all'ultima emergenza che dovrà affrontare il suo ufficio. I gestori dei distributori di benzina che rifornivano le auto della procura hanno chiuso le pompe: non daranno più neanche un euro di benzina finché non verrà saldato il conto precedente.
La situazione riguarda tutto il distretto di Corte di appello. L'avvertimento irremovibile sottoscritto dai fornitori di carburante, almeno fino a che non vengano saldati i debiti pregressi, è giunto alla procura generale e poi è stato notificato a quelle dei vari pm della regione. Il procuratore Paolo Amicarelli ha scritto al ministero di giustizia esponendo il grave problema.
Lo ha fatto anche Ermanno Venanzi. «Scrivo continuamente al ministero, da molto tempo», dice il magistrato, «segnalo ogni volta i diversi problemi che ci rendono i lavoro difficoltoso. Una volta mi rispondevano che non c'erano risorse, adesso non rispondono neanche più. Certamente se la situazione non si sblocca le macchine non potranno essere più usate e in qualche modo una parte del lavoro si bloccherà». Peraltro per una cifra davvero irrisoria. L'ufficio del guardasigilli, per le auto della procura di Chieti, assegna 150 euro di carburante per tre mesi.
Il blocco delle pratiche si annuncia inoltre perché, come i benzinai, anche la maggior parte dei consulenti tecnici, esperti, che rientrano nelle figure ausiliari del pubblico ministero (medici legali, ingegneri, psicologi) e spesso fondamentali per definire le indagini, ha detto che non intende prestare più la propria opera in quanto non ancora si è proceduto alla liquidazione di precedenti consulenze. Si pensi che si devono liquidare ancora tecnici per pratiche relative al 2004. E nessuno intende lavorare gratis, come Costituzione garantisce.
A queste, che sono autentiche emergenze, si aggiunge la carenza di personale. Solo per fare un esempio, probabilmente il più serio, di fronte a un organico di dieci funzionari apicali, tra trasferimenti e pensioni, ne sono rimasti solo cinque. Si tratta di figure necessarie per l'andamento della macchina giudiziaria che non possono essere sostituite con dipendenti di ruolo inferiore. Di recente si è verificato un grosso problema per questo motivo. Nonostante l'inquirente avesse concluso le indagini preliminari e inviato il fascicolo all'ufficio competente per la notifica alle parti, non c'era chi materialmente procedesse agli atti da spedire. Questo naturalmente ha provocato un prolungamento dei tempi dell'inchiesta.

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