L'inchiesta parte dall'Anagrafe La Polpost scopre 500 falsi certificati per le iscrizioni truccate ai partiti
PESCARA. Arrestato a colazione. Guido Dezio, 40 anni, dirigente dell'ufficio «Appalti e patrimonio» del Comune di Pescara, apre la porta agli agenti della polizia postale che gli portano, con il caffè, l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari (che consta di 40 pagine) firmata dal gip Luca De Ninis. Il pm Gennaro Varone aveva chiesto il carcere. L'accusa è concussione continuata e tentata concussione. Per la procura, il dirigente ha preso soldi da due imprese verso le quali aveva potere di proroga per i contratti di appalto, abusando del suo ruolo di primo collaboratore del sindaco Luciano D'Alfonso. Due gli episodi contestati: la concussione si riferisce a un assegno da 10mila euro. Il tentativo, invece, riguarda una somma di 20mila euro.
LE PRESUNTE TANGENTI. Dezio, nel periodo compreso tra l'aprile 2006 e il marzo 2007, avrebbe chiesto soldi a due imprese le quali, per una singolare coincidenza, all'epoca dei fatti lavoravano tutte e due all'interno del palazzo di giustizia. La prima tangente, pari a 10mila euro, sarebbe stata chiesta al titolare della società di vigilanza «Aquila srl» di cui è amministratore Tommaso Di Nardo. Si tratta della società che si occupa del servizio di vigilanza del palazzo del tribunale. E che, poi, ha vinto la gara d'appalto che tuttora sta svolgendo. Il secondo capo d'imputazione si riferisce, invece, a un tentativo di concussione, cioè alla promessa di altri 20mila euro da parte del titolare della società di gestione del bar del tribunale. In ballo, per l'accusa, c'è la proroga degli appalti. Una funzione che fa capo a Dezio. Nell'ordinanza non si fa riferimento al fatto che la gestione della sicurezza all'interno del tribunale è stata assegnata, un mese e mezzo fa, con una gara d'appalto vinta dalla società «Aquila» (che ha battuto la concorrente Ivri).
UN HACKER IN COMUNE. L'inchiesta, del tutto autonoma e scollegata rispetto alle precedenti aperte dalla procura di Pescara, e che riguardano lo stesso indagato, scatta in seguito a un esposto presentato alla polizia postale per un presunto abuso d'ufficio che si presenta sotto forma di «hackeraggio». Cioè, di un'indebita intromissione nel sistema informatico dell'ufficio Anagrafe del Comune. Il pm, nell'ordinanza, ipotizza l'abuso in questi termini. «Al Comune di Pescara si è verificata l'emissione di certificati anagrafici rilasciati senza il pagamento dei diritti d'ufficio, finalizzata alla realizzazione di falsi tesseramenti a partiti politici». I certificati «incriminati» sono 500. La procura non definisce quale sia il partito. Sta di fatto che, sulla base di questa singolare prima parte dell'indagine che porta la polizia dentro le stanze del Comune, scattano le perquisizioni negli uffici dei dirigenti. E tra questi nell'ufficio di Dezio. È qui che viene trovato un biglietto dove sono scritti nomi e, a fianco, le cifre dell'impresa che ha tirato fuori i soldi. Si tratta dell'«Aquila» di Tommaso Di Nardo. A quel punto scattano le perquisizioni nella sede della società di Ortona, dove spunta fuori la matrice dell'assegno da 10mila euro. È questa la «prova documentale riscontrata» di cui parla il pm. Il titolare della ditta viene interrogato e ammette di aver dato un contributo a Dezio. Tuttavia, nega che il dirigente comunale glielo abbia estorto. «Si è trattato», dice agli investigatori, «di un contributo volontario destinato a supportare il Pescara calcio in crisi». Poi l'assegno è stato restituito da Dezio a chi lo aveva emesso, perché nel frattempo la società è finita a un altro imprenditore. Tuttavia, nell'ordinanza, il pm ritiene che sia stato costretto a pagare l'assegno in denaro liquido. Per la procura, infatti, si tratta di soldi estorti a una ditta che voleva la proroga dell'appalto: ecco la concussione. Diverso è il tentativo di cui si parla nel secondo capo d'imputazione. In ballo, in questo caso, non la proroga dell'appalto ma la gestione definitiva del bar del tribunale. In questo caso, però, chi avrebbe dovuto pagare parla e denuncia tutto. Per buona parte dell'ordinanza il pm spiega che non importa, ai fini della concussione, la strada che prendono i soldi (se restano al pubblico ufficiale o se vanno ai partiti). Basta a configurare il reato la semplice promessa di dare indebitamente i soldi. La procura ha in mano il foglietto sequestrato a Dezio e la matrice dell'assegno, per il primo caso, e le dichiarazioni della presunta vittima del tentativo di concussione per il secondo.
CHIESTO IL CARCERE. La procura chiede l'arresto, mentre il gip concede i domiciliari. Pur precisando, a pagina 40 dell'ordinanza, che l'indagato può ripetere reati di questo tipo proprio per il suo ruolo decisionale sulle proroghe degli appalti. Dezio passa mezza giornata nella sede della Polpost, dove entra alle 12,30 ed esce alle 17,39 al termine di una lunga seduta di verbalizzazione del materiale sequestrato. Oltre ai faldoni anche i computer. Dentro c'è tutto, compresi i grandi appalti seguiti in prima persona. Dezio sorride ai flash dei fotografi mentre i poliziotti lo riportano a casa. L'avvocato Marco Spagnuolo, nominato difensore di fiducia insieme a Medoro Pilotti Aielli, dichiara: «Dezio è sereno. Siamo convinti che tutto si chiarirà nell'interrogatorio di garanzia». Dezio, come dirigente al patrimonio, ha condotto importanti trattative per conto dell'amministrazione-D'Alfonso. Su tutte, la vicenda del Sund hotel di Montesilvano (ora Rsa) di proprietà della fondazione Ivec («In Veritate et Charitate») dell'arcivescovo emerito Francesco Cuccarese, nel passaggio all'«Iri school» di Francavilla (operazione da 5 milioni di euro), ma anche la delicata vicenda dell'Enelgas terminata con l'acquisto, da parte del Comune, delle reti del metano (operazione da 18 milioni di euro).