PESCARA. Centocinquanta milioni di euro. Tanto costerà agli abruzzesi l'aumento di un punto delle addizionali regionali Irpef e Irap che il governo chiede per sanare i 232,7 milioni di deficit della sanità degli anni 2006 e 2007. Per l'esattezza 40 milioni arriveranno dalle imprese e 110 milioni dalle famiglie (per esempio, una famiglia con un reddito di 30 mila euro l'anno lordi pagherà nei dodici mesi 300 euro in più di Irpef).
Il calcolo lo ha fatto il ministero delle Finanze e Romano Prodi lo ha diligentemente riportato nella lettera che ha scritto a Del Turco l'8 maggio per chiedergli di alzare le tasse nel giro di un mese, pena il commissariamento della sanità.
Ieri mattina il presidente, assieme all'assessore al Bilancio Giovanni D'Amico e a gran parte della giunta, ha riunito i sindacati a Palazzo Silone all'Aquila per chiedere sostegno nella trattativa che l'esecutivo dovrà avviare con il nuovo governo Berlusconi. Del Turco ieri ha sentito anche Gianni Letta, col quale, ha annunciato, si incontrerà nei prossimi giorni.
Il governatore spera di trovare nel sottosegretario alla presidenza del Consiglio una sponda per convincere Palazzo Chigi a cancellare l'ultimatum di Prodi.
«Noi non andremo da Gianni Letta a dire che i debiti sono falsi o che non esistono o che sono un attacco all'Abruzzo», ha precisato Del Turco, «ma andremo a dire che i debiti vanno pagati e un governo che vuole avere credibilità, autorevolezza sul piano interno e nazionale, deve essere alla testa di questo processo. Ma a Letta», ha aggiunto il presidente «andremo anche a dire che in un anno di lavoro, da un miliardo di euro di debiti siamo arrivati a 200 milioni; questo sta a testimoniare che l'80% del debito è stato abbattuto».
Sui conti si è soffermato D'Amico. Secondo l'assessore «per il 2007 la situazione è sotto controllo e non esiste alcuno scostamento dal piano di rientro», il vero problema, ha aggiunto «è il riallineamento a saldo con le partite del 2006 e anni precedenti e su questo chiediamo la collaborazione con le parti sociali e il confronto tecnico-politico con il governo nazionale».
I sindacati, pur apprezzando la relazione dell'esecutivo, hanno confermato la «volontà di proclamare lo sciopero generale nel caso in cui si dovesse decidere per un incremento dell'imposizione fiscale». Lo sciopero, hanno precisato, «sarebbe un atto di responsabilità verso tutta la regione».
Sulla questione ieri è tornata An in una conferenza stampa di Fabrizio Di Stefano, Giovanni Pace e Alfredo Castiglione.
Secondo il senatore Di Stefano «il governo regionale era a conoscenza sin da marzo del pessimo stato di salute dei conti della sanità abruzzese ma ha fatto finta di nulla e si è preoccupato solo di litigare per la nuova composizione della giunta». Il senatore del Pdl assicura comunque che il centrodestrea «intende fare la propria parte con Roma e con l'Abruzzo per evitare le tasse, se da parte della Regione c'è disponibilità a fare chiarezza». L'ex presidente Giovanni Pace ha difeso la gestione della sanità nel suo quinquennio e ha accusato Del Turco di aver accelerato la spesa.