Lotta ai fannulloni, premi ai più bravi Contratto in alto mare
ROMA. Lotta senza tregua ai fannulloni, responsabilità ai dirigenti, premi a chi è bravo. E poi un contratto-ponte 2008-2009 per il Pubblico impiego in attesa di passare, dal 2010, al contratto triennale come nel settore privato. Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, presenta ai sindacati le linee guida del «Piano industriale» per la Pubblica amministrazione e dice che ha intenzione di chiudere entro l'anno con il varo di un decreto legge, un disegno di legge e un disegno di legge delega a cui seguiranno i decreti legislativi di attuazione. E' così preso dalla missione che consegnando il progetto dice ai suoi interlocutori: «Voglio le vostre osservazioni per scritto entro 48 ore». Pronti, via e la Cgil abbandona il tavolo.
«Questione di metodo - dice il coordinatore Funzione pubblica, Michele Gentile - il ministero ha deciso unilateralmente che i sindacati si presentassero con un solo rappresentante». «Non si fanno riforme senza un negoziato, chiedendo risposte in 48 ore e decidendo chi si debba sedere al tavolo e chi no. Con Cisl e Uil decideremo il da farsi, a noi pare tiri aria di tempesta», dirà poi il segretario della Cgil Funzione pubblica, Carlo Podda.
Le altre otto sigle restano al tavolo del ministro che presenta loro 41 pagine di diapositive con indicate missioni, scopi, progetti. Molti termini inglesi, qualche frase un po' sibillina nel suo tecno-burocratese tipo «la reingegnerizzazione focalizzata del flusso procedimentale e amministrativo», ma in sostanza un principio guida: la Pubblica amministrazione deve essere in tutto uguale al settore privato. Solo così, dice il ministro, in 3-5 anni si potranno ottenere «risanamento, ristrutturazione e rilancio della Pubblica amministrazione», il che significa risparmi possibili per 40 miliardi di euro, senza contare l'effetto di rilancio dell'economia.
Le parole d'ordine che il ministro espone ai sindacalisti sono meritocrazia, valutazione, mobilità, diritti doveri del dipendente, principio di responsabilità (politica e amministrativa) per i dirigenti. Poi parla di accelerazione delle procedure disciplinari, di «riconoscere e premiare chi vale e si dà da fare e sanzionare chi non fa il proprio dovere» e, anche, di «sistemi di selezione, valutazione e gestione improntati al merito e alla trasparenza». Più avanti dirà anche che si creeranno «poli specialistici di eccellenza» nell'amministrazione e selezione del personale, nell'organizzazione dei concorsi.
Nel capitolo dell'amministrazione digitale arriva anche il termine «dematerializzazione», non parla dei fannulloni, ma della carta che deve scomparire. Dal risparmio di gestione - dice poi - verranno fuori le risorse per i premi ai più meritevoli. Ma se un servizio va male non paga solo il fannullone di turno, ma anche il dirigente che non lo ha saputo gestire.
All'uscita i sindacati si dicono soddisfatti «per l'inizio del confronto», glissano sulle 48 ore di ultimatum, insistono tutti su una «non piccola» contraddizione: il Pubblico impiego non ha contratto. «Brunetta ci ha detto che andrà da Tremonti a chiedere le risorse per il rinnovo. Certo, ci ha fatto capire, se gli diciamo sì alla riforma è meglio», osserva Marco Carlomagno, segretario Flp. «E' difficile fare le nozze con i fichi secchi, noi vogliamo un'ottima torta nuziale», dice Paolo Pirani, Uil e si riferisce anche lui al contratto.