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Data: 30/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Epifani: Berlusconi ci ascolti o salta il dialogo. Il leader della Cgil vuole misure immediate per calmierare prezzi e bollette

Siamo seduti su una polveriera, occorre una redistribuzione di 5-6 miliardi con interventi fiscali a favore dei più indigenti

ROMA. La Cgil non ci sta. Guglielmo Epifani, segretario generale, ha aperto ieri la conferenza organizzativa (alla presenza di 950 delegati) che in tre giorni si pronuncerà sulla riforma della contrattazione e sulle prime iniziative del governo. «Patti chiari, amicizia lunga», ha detto Epifani.
Il segretario ha così interpretato gli umori di gran parte della sua confederazione nei confronti del governo: «Se si vorrà veramente dialogare con il sindacato, si abbia volontà e capacità di ascolto, perché in caso contrario il dialogo non può funzionare e prima o poi finirà». E forse il governo dovrebbe avere un interesse specifico a tenere buono il sindacato.
Perché il precedente governo Berlusconi «lasciò correre prezzi e inflazione». E se si dovesse ripetere di avere nello stesso tempo salari bassi e rialzo dei prezzi «la miscela sociale diventa difficile da gestire». Insomma, il segretario Cgil, che si è ripreso dall'esito delle elezioni («sono state un vero tsunami»), ha abbandonato i toni zuccherini che finora avevano caratterizzato le sue prime uscite nei confronti di Confindustria e governo, e ha messo i piedi nel piatto. Nessuno può garantire la pace sociale.
Se è vero che una famiglia su quattro è già in difficoltà ad arrivare a fine mese, come ha rilevato l'Istat, è bene che il governo si occupi subito «di prezzi e tariffe», perché la speculazione finanziaria sta provocando un quadro di rialzi generalizzati, «un quadro da economia di guerra», con molte popolazioni in altri paesi che manifestano per rivendicare il diritto a non morire di fame. «Siamo seduti su una polveriera», ed è giusto che il governo ne sia consapevole e affronti una redistribuzione dell'ordine di 5-6 miliardi con interventi fiscali a favore di tutti, soprattutto dei più indigenti.
Non vanno i primi provvedimenti presi dal governo, anche quelli apparentemente più popolari, come la detassazione dell'Ici sulla prima casa e sugli straordinari. «Il finanziamento dell'Ici e degli straordinari è avvenuto sottraendo risorse a spese di investimenti importanti». L'Ici «non affronta la condizione di chi vive in affitto, apre un problema non risolto in modo chiaro di entrate dei Comuni, contraddice il programma del federalismo fiscale». Quanto agli straordinari, la detassazione sarà di «difficilissima gestione», perché favorisce fiscalmente chi fa gli straordinari, «dividendo i lavoratori, le donne dagli uomini, il nord dal sud, il lavoro pubblico da quello privato». E rispetto ai mutui, l'accordo tra Abi e governo può aiutare, «ma non deve essere un alibi per le banche per evitare la concorrenza e la portabilità integrale dei mutui da banca a banca, né deve loro consentire di rivalersi con tassi troppo alti nel futuro».
Anche nei confronti di Confindustria e della Banca d'Italia, Epifani ha rotto il clima di melassa in cui sembrava essere sprofondata l'opposizione. Mario Draghi deve dire a chiare lettere, ha sostenuto, che con l'aumento dei prezzi i salari stavolta non c'entrano niente. E il nuovo presidente di Confindustria Emma Marcegaglia deve sapere che il negoziato sulla contrattazione sarà durissimo perché non sarà un «negoziato tra furbi e fessi» e sarà tutto in salita perché la mediazione raggiunta tra le confederazioni vuol dire che il sindacato tornerà «a sporcarsi le mani con la trattativa territoriale».
Hanno ascoltato gli altri due segretari generali. A ruota Luigi Angeletti (Uil) ha commentato che la prima battaglia che si farà è quella per un fisco giusto e Raffaele Bonanni (Cisl) ha dichiarato che la trattativa sul rinnovo del modello contrattuale sarà «la cartina da tornasole dell'affidabilità del sindacato». Comunque sia, hanno convenuto i due, le battaglie si faranno assieme.

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