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Data: 30/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Sanità, l'assemblea si spacca sulle tasse. Tre mozioni, passa quella di maggioranza Del Turco: l'Abruzzo si aspettava unità

L'AQUILA. Del Turco s'aspettava il colpo d'ala. Ma nelle ali di questo consiglio regionale c'è il piombo di troppe polemiche. E di piombo ce n'è anche dentro la maggioranza, o quella che era la maggioranza uscita dal voto di tre anni fa. Perché al termine di quasi cinque ore di dibattito l'assemblea straordinaria, convocata all'indomani dell'incontro romano Regione-Governo sui debiti della sanità, non è riuscita a ritrovarsi su un documento unitario che prendesse le parti della Regione, dei contribuenti e delle imprese, davanti al rischio di un aumento delle tasse.
Le mozioni presentate sono state addirittura tre. Perché a quello dell'Unione e dell'opposizione si è aggiunta la mozione della Federazione di Centro (diniani, Udeur e Dc di Pizza). Il giudizio sul piano sanitario è stata la linea di rottura tra la mozione di maggioranza e quella di minoranza. Per la Federazione di Centro la distanza dal documento di maggioranza è più impalpabile, perché non emerge dal testo, e riguarda la battaglia personale del consigliere Antonio Verini per il ripristino dei posti di ginecologia della clinica Sanatrix. Per l'Abruzzo non cambia nulla. E forse non cambia nulla neanche rispetto all'esito della trattativa aperta col governo. La partita da almeno 150 milioni dei maggiorazioni Irap e Irpef sta sempre lì. Ma cambia forse la percezione che gli abruzzesi avranno delle proprie istituzioni. Lo aveva già anticipato Del Turco nel suo intervento, temendo forse l'esito del voto.
Al termine di un accorato appello a fare blocco contro le tasse («cosa impedisce sa questo consiglio di fare fronte comune? Io non accetterò le tasse, non starò al mio posto quando arriveranno»), Del Turco ha rimarcato che la battaglia delle tasse non sarà «la vittoria di questo o di quello», ma sarà impedire «la distruzione della politica dentro il cuore della gente. Impedire questa cosa è un fatto che ha a che fare con la democrazia», ha aggiunto il presidente «perché così rafforziamo il culto della politica della nostra gente».
Ma come andrà a finire la battaglia? Del Turco non lo sa, «perché se potessi dire che una soluzione la troveranno, sarei tranquillo, ma non lo sono. Si è aperto un dibattito dentro il governo. Ieri avevamo un pezzo del governo e tutti i funzionari più importanti schierati davanti a noi. Nessuno aveva le stesse opinioni. Ci hanno allora chiesto di approfondire i numeri, che è un modo per prendere tempo quando non c'è una soluzione. Ma prima dell'8 giugno la soluzione ci deve essere, perché la lettera di Prodi è perfetta anche nei tempi. E in questo Prodi ha avuto un comportamento esemplare, anche se mi ha fatto arrabbiare come un matto».
Ha certamente nuociuto a Del Turco questa rabbia, perché all'indomani dell'annuncio della lettera ha rimpallato sulla precedente giunta la responsabilità maggiore dei conti disastrati della sanità. E questo l'opposizione, a cominciare dal presidente emerito Giovanni Pace non glielo ha perdonato («Dio l'aiuti, tanti auguri!», ha detto a Del Turco al termine dell'intervento).
Ma ieri il governatore è tornato in consiglio con parole di dialogo. Ha spiegato di avere parlato al governo «non a nome della maggioranza, ma di tutta la regione, e quando si è trattato di discutere del debito, non ho impiegato uno schema manicheo (centrosinistra rigoroso e centrodestra spendaccione). Ho riconosciuto la continuità amministrativa e ho detto che il debito era mio».
Ma ora, ha esortato il presidente, si tratta di fare «blocco comune», come hanno saputo fare «per la prima volta a mia memoria» tutte le sigle imprenditoriali e quelle sindacali abruzzesi, «e come stanno facendo i nostri parlamentari contro il taglio dei finanziamenti della ferrovia Pescara-Roma». Un tema, quest'ultimo, che si lega a quello delle tasse. Perché, ha spiegato Del Turco «capita raramente una coincidenza così significativa di una sessione straordinaria del consiglio con eventi politici e istituzionali nazionali destinati a scandire in modo forte questa legislatura repubblicana». Il tema è quello del federalismo. «Il taglio della ferrovia non è un atto di inimicizia di Berlusconi con l'Abruzzo, lui non ha questo problema, e neanche Tremonti», ha spiegato Del Turco, «ma è un pezzo del rapporto tra Stato, Regioni ed enti locali che scandirà l'intera legislatura». E questo forse dovrebbe preoccupare di più per l'esito della sanità abruzzese.

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