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Pescara, 16/06/2026
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Data: 03/06/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
La stazione ferroriavia non chiude. Per adesso

VASTO - Sono 27 le biglietterie delle stazioni ferroviarie da chiudere in tutta Italia, comprese quelle di Vasto-San Salvo, Giulianova e Termoli, ma la temuta ora X non scoccherà, come paventato, il 15 giugno. A mettere tutti di nuovo in preallarme, è stato un articolo sull'inserto economico di un quotidiano, secondo cui, oltre a ridurre col nuovo orario i treni del 3 per cento, il gruppo Ferrovie dello Stato dovrebbe calare la scure per gli sportelli delle stazioni, 9 al nord, 3 al centro e 15 al sud Italia. Una misura, tuttavia, non ancora adottata, tanto è vero che nessuna comunicazione in tal senso è ancora pervenuta al personale di Rfi dello scalo di Vasto-San Salvo, la cui attività, dall'altro ieri, è ufficialmente accorpata a quella dei colleghi di Termoli. «Meglio vigiliare tutti assieme - dice però Gianfranco Bonacci, vastese, già funzionario dell'Eni, oggi nel direttivo dell'associazione nazionale che raggruppa i consulenti d'azienda - La soppressione delle biglietterie sarebbe infatti un esercizio di cecità manageriale. I sistemi di acquisto del biglietto attraverso i distributori automatici sono tra i più antiquati del mondo occidentale e lo dico a ragion veduta, poiché per lavoro viaggio molto in altri paesi europei. La chiusura su una tratta di 30 chilometri, la Vasto-Termoli, di entrambi gli sportelli, significherebbe sbagliare i conti. Termoli, infatti, è uno snodo dove fermano gli Eurostar e Vasto serve un comprensorio di 100.000 persone, senza contare il traffico dei mesi estivi. E' vero che nella lista "nera" compaiono Sanremo, Rapallo, Imperia e Alberga, come dire che la Liguria uscirebbe assai penalizzata, ma le nostre città costiere non meritano altrettanto. Pare che l'alternativa alla chiusura - conclude il consulente - sia quella di chiedere a Regioni e comuni di accollarsi il servizio, assicurando la copertura dei costi, ma allora, lo dico paradossalmente, le Ferrovie dovrebbero pagare l'ici ai comuni che attraversano col proprio tracciato. Un suggerimento: le aziende di trasporto della zona si interessino al caso, magari accollandosi le le biglietterie. Ci guadagneranno». L'ultima considerazione di Bonacci è forse populista, ma comprensibile: «Chiedere alla Corte dei Conti di imporre più sobrietà nella liquidazione dei cosiddetti top manager: con parte degli 8 milioni e mezzo di euro destinati all'uscente presidente delle Ferrovie, si potrebbe assicurare la sopravvivenza degli sportelli in odore di soppressione».

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