Fibrillazione alla Camera, maggioranza in difficoltà: rinviato a martedì il voto sul decreto
ROMA. Alitalia deve aspettare. Aspettare l'approvazione del decreto legge per il prestito di 300 milioni di euro. Aspettare le decisioni di Bruxelles intenzionata ad aprire, mercoledì, una procedura di infrazione contro l'Italia per aiuti di Stato. Aspettare che Intesa decida di esaminare le prospettive della compagnia che ha l'incarico di vendere. Aspettare, soprattutto, il ritorno dei passeggeri, in caduta libera. La settimana si chiude solo con brutte notizie. Alla Camera l'ostruzionismo dell'Idv e la diserzione da parte dell'opposizione hanno costretto al rinvio a martedì del voto sul prestito.
In un clima drammatico mentre le agenzie battevano la notizia di pessime performence: passeggeri, in aprile, a meno 25,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2007.
I conti in tasca ad Alitalia li ha fatti l'Aea, l'associazione delle compagnie aeree europee. Nel primo quadrimestre del 2008, dopo l'abbandono di Malpensa per capire il periodo di tempo, Alitalia ha trasportato 6.579.000 passeggeri, il 13,4 per cento in meno di un anno fa. Il picco della debacle in aprile, quando i passeggeri sono stati 1.555.700, oltre un quarto in meno dell'anno precedente. Le ragioni? Di sicuro non può aver inciso tanto Malpensa, spiegano fonti vicine alla compagnia. Hanno penalizzato molto di più la perdita di immagine, l'incertezza e, soprattutto, politiche di prezzi non in grado di reggere la competizione del mercato del trasporto aereo dove la gara al basso costo è sempre più agguerrita.
«Dramma e confusione». Usa parole pesanti il leader dell'opposizione Walter Veltroni che ritiene il governo responsabile dell'accelerazione dell crisi registrata nele ultime settimane. Soprattutto Veltroni rimprovera a Berlusconi di aver bloccato la vendita ad Air France senza offrire alternative credibili di soluzione. Parole ancora più pesanti sulle responsabilità, a suo parere, del governo Berlusconi vengono da Antonio Di Pietro che con Italia dei valori ha scelta la strada dell'ostruzionismo parlamentare. Quello che Di Pietro non digerisce è la formula scelta per il prestito: un intervento sul capitale sociale che non determinerà alcun obbligo per l'auspicabile acquirente della compagnia.
Spiega Di Pietro: «Il prestito in questione non lo rimborsa più chi deve acquistare Alitalia ma va a capitale sociale, cioè lo rimborsano i cittadini con le tasse, quindi lo paga lo Stato e tutti quanti voi. Capito la fregatura?». Più chiaro di così quasi non è possibile, come non contengono equivoci le parole di Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo, advisor per la vendita. Alitalia non è all'ordine del giorno del consiglio di gestione dell'istituto bancario convocato per domani. Ci sono i conti da studiare e la questione non sarà semplice e rapida.
Non rapida anche la procedura di infrazione ormai inevitabile, secondo fonti di Bruxelles, dell'Unione europea. La decisione spetta al commissario ai Trasporti Antonio Tajani. Le norme gli impongono di aprire la procedura ma gli consentono di farla durare a lungo, fino a 18 mesi. Un lasso di tempo durante il quale la maggioranza spera di aver venduto Alitalia. Sempre che non succeda come con la procedura aperta nel 1997 sempre per gli aiuti ad Alitalia. L'udienza alla Corte europea di giustizia è fissata per il 9 luglio.