PESCARA. «Il processo di riorganizzazione della sanità non fa passi avanti, si è proceduto solo per tagli di personale e aumento della tassazione senza però garantire un riequilibrio della spesa. E il tavolo triangolare Asl, Regione-assessorato alla Sanità e sindacati, chiesto dal ministro Turco, si sia mai riunito. Si va allo sciopero». Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono decisi a fermare la Asl di Pescara il 23 giugno.
La proclamazione della giornata di protesta (la prima in 25 anni) era nell'aria da giorni, da quando i sindacati hanno convocato l'assemblea del personale tenuta ieri all'ospedale, dandole un titolo indicativo del livello di allarme: «Codice rosso». E infatti è stato deciso lo sciopero alla fine della lunga riunione, cui hanno partecipato anche il sindaco Luciano D'Alfonso e il direttore generale, Antonio Balestrino, il primo intervenendo per assumersi, come segretario abruzzese del Pd, l'impegno di discutere con le forze politiche della situazione della sanità pescarese. Mentre il manager si è limitato ad ascoltare le cifre che Paolo Castellucci, segretario provinciale della Cgil, ha snocciolato. Conti e raffronti sulla gestione della Asl in questi ultimi 2 anni che «dimostrano», ha detto, «che la riconversione e riorganizzazione della Asl non sono andate nella direzione del reale riequilibrio della spesa, operando scelte drastiche solo sul fronte dei precari, tagliati da 600 a 100 in 18 mesi (con bocciatura del piano di stabilizzazione), della riduzione dei dipendenti a tempo indeterminato (53 i pensionamenti) e dell'aumento della tassazione».
I dati «che evidenziano bene la fase di gravissima emergenza ed incertezza» secondo il segretario provinciale Cisl Umberto Coccia, partono dalla situazione regionale: l'obiettivo del Piano di rientro per l'Abruzzo era di 209 milioni di euro, nel 2007, il risultato raggiunto è stato di 121 milioni, cui si è aggiunto un disavanzo di 197 milioni. Totale: meno 285 milioni di euro rispetto all'obiettivo. Schiacciante il confronto con le altre 5 regioni coinvolte nel Patto per la salute Governo-Regioni: meno 81 milioni la Campania, meno 496 il Lazio (che partiva da 2077 di obiettivo) meno 9,4 milioni il Molise, parità in Sicilia e Liguria. Guardando alle soluzioni per sistemare i conti Castellucci ha fatto notare che è stato quasi nullo l'intervento sulle cause strutturali della spesa. Così a Pescara la spesa per le cliniche private accreditate è salita del 3,8% rispetto al 2006 e nel dettaglio del 2% per ricoveri e prestazioni e del 5,6% per l'assistenza specialistica, fotografando una costosa fuga dal servizio pubblico degli utenti stanchi di liste d'attesa estenuanti e servizi al minimo «causa mancanza di risorse umane». La spesa del personale, in particolare sanitario, registra un meno 3.356.181 euro, crescono del 20% la spesa per gli straordinari e delle consulenze esterne: più 471 milioni. Balestrino a marzo mise nero su bianco un elemento forte: «Nella dotazione organica attuale», scrisse in una delibera, «il numero dei posti vacanti non è sufficiente ad accogliere assunzioni per un numero pari ai contratti di lavoro indispensabili a garantire i Lea, i livelli essenziali di assistenza».