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Pescara, 17/06/2026
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Data: 07/06/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Deficit sanità, la lunga attesa dell'Abruzzo. Paolini: «Solo uniti ce la possiamo fare». Si aggrava la posizione del Lazio

PESCARA. «Siamo in attesa». Così l'assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca riassume lo stato d'animo dell'esecutivo abruzzese dopo gli incontri romani sul deficit e sul piano di rientro della sanità. Nelle prossime ore il governo dovrà prendere una decisione su tasse e commissariamento della sanità regionale. Ieri l'assessore ha letto con una certa apprensione i titoli del quotidiano economico Italia Oggi che danno il Lazio quasi per commissariato, con un ministro Tremonti che non sembra per niente soddisfatto dell'entità del tesoretto sbandierato da Marrazzo e pensa di chiedere al governatore laziale anche l'aumento di Irpef e Irap. «Non so dire se per noi sia meglio o peggio se il Lazio sta fuori o dentro le sanzioni», dice Mazzocca, «so solo che la sanità del Lazio è un miliardo di euro distante da noi». Questa è infatti la cifra del deficit 2008, quasi 500 milioni sopra il piano di rientro.
Ieri Marrazzo ha avuto parole dure nei confronti di un commissariamento: «L'applicazione del Piano per mano di un commissario ad acta porterebbe ad una disarticolazione del sistema sanitario del Lazio e io, in base al principio del Titolo V della Costituzione, non glielo permetterò perché difenderò la sanità di questa regione».
Parole che ricordano quelle di Ottaviano Del Turco in consiglio («Non sarò io ad aumentare le tasse agli abruzzesi»). E che il vicepresidente Enrico Paolini riprende polemizzando con il governatore del Veneto Galan: «Una posizione incomprensibile la sua. Galan dice che chi è responsabile del buco deve andarsene e non può essere ricandidato, ma forse Galan si riferisce alla precedente giunta di centrodestra abruzzese. Noi che dovremmo fare? Dimetterci perché altri hanno fatto i debiti? Ma questi sono atteggiamenti minoritari, perché noto che Berlusconi e Letta sono aperti al dialogo».
Il problema vero, dice Paolini, è che bisogna rompere la spirale tasse-sanità che rende «impossibile ogni iniziativa economica». Perché «se mettessimo insieme tutti i soldi della spesa corrente della Regione non arriveremmo a pagare il debito sanitario, con la conseguenza però di fare chiudere tutte le imprese, che poi sono quelle che finanziano la sanità. Una spirale perversa. Così chiudiamo la Regione. E allora se il governo decidesse di mettere le tasse noi dovremo resistere in tutti i modi. Lo Stato deve invece metterci nelle condizioni di pagare i debiti in maniera tecnicamente compatibile con una rata più lunga».
Ma per raggiungere questo obiettivo l'Abruzzo deve presentarsi unito: maggioranza, opposizione, forze sociali, perché «l'Abruzzo unito ce la può fare, l'Abruzzo diviso va nell'abisso, a prescindere dal governo regionale, che diventa una variabile inutile». In questa battaglia Paolini mette dentro anche i fondi per lo sviluppo (l'emendamento Legnini alla Finanziaria), che occorre portare in Abruzzo.
Ieri sull'argomento è intervenuto anche il presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli che ha risposto all'appello dell'associazione regionale contro il paventato aumento delle aliquote Irpef e Irap, che alle imprese costerebbe 40 milioni di euro e ai cittadini altri 110 milioni per ogni punto di incremento. «Condivido le preoccupazioni per le conseguenze che una simile misura», scrive Sangalli, «potrebbe avere su un tessuto economico messo a dura prova dalla attuale congiuntura. Per questo Confcommercio interverrà presso le autorità di governo prospettando la necessità di una soluzione che attenui la pressione sul mondo imprenditoriale, consentendo più ampi margini per conseguire il ripianamento della spesa sanitaria».

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