L'AQUILA. Un milione 184 mila euro in consulenze esterne. E' quanto ha speso la giunta regionale tra il 2005 e il 2007. Cifra che in tre anni è salita costantemente: dai 61 mila euro del 2005 agli 877.551 euro del 2007. Un salto che si schianta contro gli annunci dell'esecutivo regionale che indica nelle consulenze esterne una fonte di spreco. Evidentemente la prassi degli assessorati è così diffusa che è difficile mettere freni. Nell'elenco figurano tante voci e, magari, si tratta di studi e ricerche di grande pregio scientifico e sociale ma, nel contempo, anche molto costose.
Ad esempio, lo studio sulle «variazioni climatiche delle acque abruzzesi», 100 mila euro; riordino del settore forestale, 6.100 euro; lo studio di tutela e incremento della fauna ittica nelle acque interne, 19.382 euro; poi ci sono i convegni per l'Adriatico, 12 mila euro; o del turismo come In Fiera 31 mila euro o Econstat 75.600 euro.
Gli studi sulle risorse idriche per la produzione di energia elettrica, 49.200 euro, il piano regionale per la gestione rifiuti, 120 mila euro; l'attuazione dell'accordo di programma Regione-Abruzzo e Ministero dell'Ambiente, 112 mila euro; lo studio sulle politiche del lavoro, 61.525 euro; lo studio sulla carta della cittadinanza sociale, 50 mila euro.
Cifre e progetti sono stati ottenuti dalla Regione su richiesta della Uil-Funzione pubblica e per motivi di privacy non sono indicati i nomi dei progettisti ma, il sindacato, protesta e rivendica che la Regione Abruzzo ha nei suoi dipendenti un «punto di eccellenza professionale», e nel contempo la Uil-Fpl critica l'utilizzo spesso sproporzionato delle consulenze.
«L'esborso fatto dalla Regione per le consulenze esterne che ammonta a quasi 2 miliardi e 400 milioni delle vecchie lire (1.184.401,51 euro) nell'ultimo triennio», sottoliena Fabio Frullo, segretario regionale della Uil-Funzione pubblica, «quei soldi, che sono soldi dei cittadini abruzzesi, sono stati spesi per attività di divulgazione, per studi finalizzati alle variazioni climatiche delle acque abruzzesi, studi per tutelare la fauna ittica, per redigere piani d'azione per la tutela dell'orso marsicano e altro ancora».
Per Frullo nulla vieta di pagare studi sulla tutela dell'orso o della fauna ittica, ma per il sindacato ci sono anche limiti, quelli imposti dai contratti e verso i quali gli assessori dovrebbero attenersi.
«Gli attuali contratti pubblici», osserva ancora Frullo, «prevedono istituti ben precisi come quello dei progetti obiettivo per i dipendenti da svolgere al di fuori dell'orario di lavoro che consentirebbero ugualmente la concretizzazione dei progetti però ad un terzo del costo e permetterebbero, inoltre, ai lavoratori d'incrementare la loro retribuzione. Questa è ancora la Regione dove il livello di tassazione e al massimo e dove i ticket sanitari continuano a gravare sulle tasche delle famiglie più povere.