L'AQUILA. Un Abruzzo in crescita, con un settore trainante, quello manufatturiero, nella provincia di Chieti. Ma nonostante l'aumento, consistente, anche in settori come il turismo, con l'attività crescente dell'Aeroporto d'Abruzzo e alberghi e ristoranti con segni "più", la regione non ha imboccato una strada precisa e la crescita è disomogenea sul territorio. Le famiglie non possono più indebitarsi, le case costano il 4% in più, la grande distribuzione penalizza il piccolo commercio e, soprattutto, la produttività è in calo.
Sono i dati divulgati ieri mattina dalla filiale dell'Aquila della Banca d'Italia, nell'appuntamento statistico con il rapporto su "L'economia dell'Abruzzo nell'anno 2007", presentato dal direttore della filiale, Giovanni Alfieri.
Bankitalia registra una crescita del prodotto interno lordo (Pil) vicina all'1 per cento, ma è inferiore alla crescita nazionale (1.6).
L'immatricolazione delle autovetture è cresciuta del 6.5 per cento e questo sembra in contraddizione con l'andamento economico. Ma una spiegazione c'è: tutto dipende dagli incentivi statali.
Cresce l'occupazione a tempo determinato, diminuisce (come da tabelle) quella a tempo indeterminato, aumenta di molto (oltre il 13 per cento) la disoccupazione tra i giovani in cerca di un primo lavoro.
Ci sono alcuni dati su cui riflettere: 1) la grande espansione dell'industria manifatturiera, che trova il suo traino nella provincia di Chieti; 2) la crescita dei trasporti per quanto riguarda l'Aeroporto d'Abruzzo di Pescara, sia per il settore merci che per quello dei passeggeri; 3) l'aumento, che sfiora il 10 per cento ed è sempre in costante crescita, del lavoro di alberghi e ristoranti. Un meno 11, che non è la temperatura climatica, ma il livello di "esportazione", del capoluogo d'Abruzzo, L'Aquila, dove è profonda la crisi industriale, fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, anche da questo rapporto di Bankitalia, che la regione viaggia a velocità diverse, con una crescita disomogenea e che, comunque, non c'è neppure una politica che prenda atto del turismo di qualità.
Poca attenzione anche all'agricoltura, dove si registra un calo della produzione.
Anche nel comparto del commercio, c'è un calo delle delle vendite al dettaglio per la piccola e media distribuzione, a fronte di una crescita della grande distribuzione. Da molto tempo c'è la diatriba tra le associazioni di categoria: la grande distribuzione porta occupazione e incentiva il consumo, ma fa chiudere i piccoli e medi venditori e alla fine il segno viene "più", ma di poco e molte volte a discapito della qualità e del lavoro.
Soffrono i finanziamenti delle banche, soprattutto alle imprese, ma anche ai privati, in particolare per il settore costruzioni, che ha un'incidenza del 6,3% sul valore aggiunto regionale, e che vede ancora in calo il comparto residenziale, mentre dopo due anni di forte contrazioni, si registra una ripresa del 10,8% dell'importo dei bandi per opere pubbliche.
Le esportazioni sono cresciute dell'11,8 per cento ad un ritmo superiore dello scorso anno e dell'aumento medio dell'export nazionale. È aumentato del 12 per cento il fatturato delle imprese industriali con almeno 20 dipendenti, un andamento superiore al 2006: tuttavia l'indebolimento della domanda, ha prodotto un rallentamento della produzione nella seconda metà dell'anno.
Si risparmia anche di meno: la raccolta bancaria ha decelerato, passando dal 5,9% al 4,9%.
«È difficile tracciare un quadro univoco economico a livello regionale», ha detto a margine della presentazione del rapporto 2007, il direttore della filiale aquilana della Banca d'Italia, Giovanni Alfieri, «basti pensare che con i dati statistici alla mano, il reddito procapite delle famiglie abruzzesi è di 100 mila euro, sommando le attività reali e quelle finanziarie. Ma sappiamo che non è così, cioè che le famiglie non hano tutte un reddito così alto».
«Il settore trainante, secondo i nostri dati, è quello manifatturiero, che rappresenta un quarto dell'intera economia abruzzese e la maggior parte dell'attività è concentrata nella provincia di Chieti. Quest'anno», ha aggiunto il direttore, «abbiamo apportato delle novità al nostro rapporto annuale sull'economia abruzzese, inserendo dei settori come l'industria, il grado di istruzione, la Banca europea e la famiglia».
«Anche se molti laureati non trovano lavoro in Abruzzo, ma sono costretti ad andare fuori regione, il grado di istruzione è molto alto e questo è un segnale positivo per una regione», ha concluso Alfieri. La Banca d'Italia, comunque, ha fornito uno strumento di "lavoro" soprattutto per i politici, che devono dare gli indirizzi. Come dire: ecco il quadro, ora le analisi e le azioni spettano ad altri, dove per "altri" s'intende, appunto, la classe politica e dirigente.