L'AQUILA. La legge li inquadra con la definizione di "tirocini formativi" e dovrebbero rappresentare per molti giovani uno strumento di ingresso nel mondo del lavoro. La Cgil però vuole vederci chiaro, stante il boom di tirocini formativi che si è verificato nel corso dell'ultimo anno. Dopo aver esaminato i tirocini attivati nel triennio 2005-2007 Luigi Fiammata, del dipartimento mercato del lavoro della Cgil dell'Aquila, ha segnalato a Inps, Inail e Direzione provinciale del lavoro la posizione di 94 aziende.
Il sospetto, per Fiammata, è che dietro i tirocini formativi attivati dalle 94 imprese della provincia aquilana negli ultimi 3 anni, si possano nascondere rapporti di lavoro dipendente e subordinato. I tirocini formativi, ha spiegato il rappresentante sindacale, vengono pagati dal ministero del Lavoro attraverso convenzioni con la Provincia. Ai tirocinanti spetta un rimborso spese calcolato in base alle ore di lavoro settimanale. Così, a 20 ore, corrisponde un rimborso di 380 euro. Sulle 40 ore il rimborso sfiora gli 800 euro. Il dato singolare, secondo Fiammata, è che spesso i nomi di molti tirocinanti, specialmente stranieri, si ripetono in varie aziende in periodo diversi. Altro fatto sul quale per Fiammata occorrerebbe una verifica è quello legato alla "propensione" di molte aziende a fare formazione, nel senso che attivano continuamente tirocini formativi, spesso anche per qualifiche professionali bassissime. Lo studio della Cgil riguarda i 1.258 casi dell'ultimo triennio. «Il tirocinio formativo - ha spiegato Fiammata - é uno strumento d'ingresso che però non configura un rapporto di lavoro. Può durare da 1 mese fino a 12 e fino a 24 per lavoratori disabili, non prevede stipendio ma un rimborso spese finanziato dal fondo per l'occupazione del ministero del lavoro». Negli anni 2005, 2006 e 2007, 639 tra imprese ed enti pubblici hanno attivato rispettivamente 300, 385 e 573 tirocini, con un boom nell'ultimo anno che presumibilmente continuerà anche nel 2008. «Abbiamo segnalato alle autorità ispettive di Inps, Inail e della direzione generale Lavoro 94 imprese, per le quali l'attivazione potrebbe esser stata un espediente per aggirare le leggi vigenti, camuffando come tirocinio quelle che avrebbero dovuto essere regolari assunzioni». Secondo Fiammata, insomma, dello strumento potrebbe essere stato fatto un uso distorto, a volte addirittura con le caratteristiche della stagionalità. «Anche il Consiglio regionale e l'Afm - ha sottolineato Fiammata - hanno fatto ricorso a questo strumento». Tra le aziende che attivano più spesso i tirocini figurano soprattutto quelle del terziario, commercio e servizi.
Tra le 639 imprese analizzate ce ne sono 4 con titolari stranieri. Una è fra quelle segnate alle autorità ispettive per tirocini sospetti.