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Data: 17/06/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi: sì alla norma salva-me. «La farò approvare, mi devo difendere dalle toghe di sinistra»

E annuncia che ricuserà il presidente del tribunale. L'opposizione: è un nuovo indulto di massa mascherato

ROMA. Via libera alla norma salva-premier. La maggioranza ha infatti presentato due emendamenti al decreto sulla sicurezza che hanno l'obiettivo non dichiarato di bloccare la sentenza del processo Mills dove Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari. Gli emendamenti presentati dai senatori del Pdl, Filippo Berselli e Carlo Vizzini, sono due. Nel primo si chiede che venga data priorità assoluta ai processi per i reati «che destano maggiore allarme sociale» e sono puniti con l'ergastolo o con una pena superiore ai 10 anni. Con il secondo emendamento si chiede invece la sospensione per un anno di tutti i processi per reati «di non rilevante gravità» (cioè punibili con pene detentive inferiori ai 10 anni).
Commessi fino al 30 giugno 2002 che si trovino in una fase che va dall'udienza preliminare alla chiusura del dibattimento di primo grado.
La norma fa da apripista al cosiddetto «Lodo Schifani» le cui misure per la sospensione dei processi alle 5 più alte cariche dello Stato (bocciate nel 2004 dalla Consulta) saranno inserite in un apposito disegno di legge.
«Sono assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro paese quella norma di civiltà giuridica che tutela le alte cariche dello Stato» scrive Berlusconi in una lettera al presidente del Senato, Renato Schifani, con la quale annuncia di voler ricusare il presidente della decima sezione penale del Tribunale di Milano, Elisabetta Gandus, quindi assicura che la sospensione di un hanno prevista dall'emendamento Vizzini-Berselli non è stata pensata per il processo Mills ma è a favore di «tutta la collettività» e poi, dopo aver precisato che chiederà al consiglio dei ministri di dire sì all'emendamento sospendi-processi e al disegno di legge sulla tutela delle più alte cariche dello Stato, torna a prendersela con le odiate «toghe di sinistra» che fanno «lotta politica» con i processi.
Davvero troppo per le opposizioni che parlano di «indulto mascherato», annunciano battaglia dura in Parlamento e invitano la maggioranza a ritirare i due contestati emendamenti. «Ci dicano subito quale è il processo che si deve fermare. E' quello Mills? Oppure quale altro processo? Lo dicano al paese e al Parlamento. Faremmo prima. Sarebbe più trasparente dire: la legge è uguale per tutti tranne che per il presidente Berlusconi e qualche altro amico» attacca Antonio Di Pietro per il quale si tratta di un provvedimento «criminogeno». Emma Bonino parla di un emendamento «inammissibile» mentre il ministro ombra della Giustizia, Gianfranco Tenaglia (Pd) accusa la maggioranza di aver approvato l'ennesima «norma ad personam» e ricorda che a «condizionare» la politica del governo è il «perenne conflitto di interessi di Berlusconi». La misura approvata ieri non piace neppure a Pier Ferdinando Casini: «Direi che c'è qualcosa di nuovo oggi nell'aria, anzi di antico direbbe il poeta. A questo punto, apparirà chiaro a tutti perché si è preferito fare a meno dell'Udc...».
Legata al decreto sulla sicurezza c'è anche la questione del pattugliamento dei soldati nelle città che fino a ieri ha visto divisi Maroni e La Russa. Il ministro dell'Interno, che in mattinata ha incontrato a Milano quello della Difesa, ha escluso ogni ipotesi di «militarizzazione» ed ha ricordato che l'ultima parola sull'impiego dell'esercito resta ancora al Viminale. Ma La Russa non si dà per vinto e ieri, dopo essere stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha annunciato che il governo è ora «pronto» a presentare il suo emendamento al decreto sicurezza: «Il numero dei militari è stato innalzato a 3000. Toccherà ora al ministro dell'Interno decidere se, come e quando, utilizzare questa possibilità».

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