BRUXELLES. Vola l'inflazione in Europa, e ormai sfiora il 4%.
Alimentata dal caro-petrolio, ma anche dai prezzi letteralmente alle stelle di pane, latte, uova, formaggi, cereali, nel mese di maggio ha fatto registrare un nuovo record nella zona euro, schizzando al 3,7% dal 3,3% di aprile.
E attestandosi al 3,9% nell'intera Unione europea.
Bruxelles è preoccupata, e ora più che mai invita tutti - governi e parti sociali - ad evitare il pericoloso innescarsi di una spirale prezzi-salari, che in questa situazione porterebbe l'inflazione del tutto fuori controllo.
L'appello è quello più volte lanciato anche dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, vale a dire legare sempre più gli aumenti salariali alla produttività, mettendo al bando ogni sorta di indicizzazione automatica.
Occhio anche alle tariffe, il cui aumento metterebbe ancor di più in seria difficoltà le famiglie disagiate.
«Dobbiamo stare molto attenti», ha commentato la portavoce del commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, ricordando come aveva messo in guardia già nell'aprile scorso dai rischi di un'ulteriore impennata dei prezzi.
Anche se è ancora troppo presto - ha spiegato - per dire se le ultime previsioni della Commissione europea (inflazione della zona euro al 3,2% nel 2008 e al 2,2% nel 2009) saranno riviste al rialzo: «Molto dipenderà da come si chiuderà l'attuale trimestre», ha detto la portavoce di Almunia.
Di certo, difficilmente si potrà tornare entro il prossimo anno attorno a quel 2% che solo fino a qualche mese fa era il valore di riferimento indicato dalla Bce.
Basti pensare che l'inflazione di Eurolandia la scorsa estate si attestava sull'1,8%. Ma nell'autunno caldo dei prezzi è balzata al 2,6% di ottobre per poi chiudere il 2007 al 3,1%.
Nel 2008 la corsa non si è fermata: 3,2% a gennaio, 3,3% a febbraio, 3,6% a marzo.
Ad aprile l'illusione di un'inversione di tendenza, con l'indice dei prezzi di nuovo al 3,3%.
Ora la certezza che non solo l'inversione di tendenza non c'è stata, ma che, con il nuovo massimo storico del 3,7% toccato a maggio, si viaggia sempre più speditamente verso la soglia del 4%. Sul banco degli imputati c'è sempre il caro-petrolio, col barile di greggio che oramai sfiora i 140 dollari.
Non è un caso se a pesare di più sull'inflazione è proprio il settore energia (+13,7% da maggio 2007 a maggio 2008), con aumenti del 15,2% della benzina e degli altri carburanti per il trasporto, del 47,5% dei combustibili per il riscaldamento, del 9,2% del gas, del 5,9% nel settore dei trasporti. Ma si fa sentire sempre più anche il caro-cibo (+6,4% nell'ultimo anno), soprattutto per quel che riguarda latte, formaggio e uova (+13,6%), pane e cereali (+9,6%), frutta (7,4%). Dati pesanti - come li ha definiti la stessa Commissione europea - che inevitabilmente finiranno sul tavolo del summit dei capi di Stato e di governo dell'Ue, in programma giovedì e venerdì a Bruxelles. I leader europei, oltre alla delicatissima questione del no irlandese al trattato di Lisbona, di fronte all'emergenza economica e sociale dell'inflazione non potranno non occuparsene.
Con le famiglie sempre più in difficoltà per i prezzi della benzina e dei prodotti alimentari, e settori come la pesca e l'autotrasporto quasi in ginocchio per il caro-gasolio.