Piuttosto che assumere un lavoratore hanno preferito utilizzare il "trucchetto" dei tirocini formativi: contratti a tempo, cioè, pagati non dall'azienda ma dal ministero del Lavoro, da un minimo di 200 euro al mese ad un massimo di 800. È per questo che 94 imprese della Provincia, la gran parte delle quali tra L'Aquila e Avezzano, sono finite nel mirino della Cgil che l'ha segnalate agli organi ispettivi per verificare se sussistano o meno i requisiti per applicare le sanzioni e tutelare i lavoratori. Il dato è emerso da un'indagine di Luigi Fiammata, del dipartimento mercato del lavoro della Cgil. L'inchiesta, che prende in esame il 2005, il 2006 ed il 2007, ha riguardato 639 tra imprese ed enti e 1.258 contratti stipulati come tirocinio formativo. Una formula che dovrebbe garantire solo l'ingresso nel mondo del lavoro e che invece molte aziende hanno utilizzato per risparmiare soldi evitando le assunzioni.
Il meccanismo è "collaudato": anziché stipulare un regolare contratto, ad esempio per un anno o a tempo indeterminato, alcune imprese (e qualche ente) preferivano coprire quell'arco di tempo con tre o quattro tirocini formativi consecutivi l'uno all'altro. Da qui nasce il sospetto della Cgil. «Il tirocinio formativo - ha spiegato Fiammata - è uno strumento d'ingresso che non configura un rapporto di lavoro. Può durare da un mese fino a 12 e fino a 24 per lavoratori disabili, non prevede stipendio ma un rimborso spese finanziato dal fondo per l'occupazione del ministero tramite convenzioni stipulate con la Provincia. È evidente che in molti casi se ne è fatto un uso distorto: vogliamo capire se le aziende segnalate alle autorità ispettive di Inps, Inail e della direzione generale Lavoro hanno attivato tirocini come espedienti per aggirare le leggi vigenti, camuffando quelle che avrebbero dovuto essere regolari assunzioni». Le aziende nelle quali si sono registrare le presunte irregolarità sono soprattutto quelle che operano nel settore del terziario e in quello dei servizi.