Scajola annuncia lo stop per sei mesi. I Consumatori: il ministro obbedisce alla Confindustria, in questo modo privilegia la Casta
ROMA. Il governo frena sulla Class action e rimanda al primo gennaio 2009 l'entrata in vigore del testo di legge perché bisognoso di qualche modifica e limatura. La possibilità di intraprendere un'azione legale collettiva da parte di quei cittadini che vogliano avere giustizia per comuni torti subiti o per chiedere risarcimenti di gruppo, dovrà attendere almeno sei mesi. Con il disappunto delle associazioni dei consumatori.
La conferma del rinvio arriva direttamente dal ministro Claudio Scajola, che, ribadendo l'assoluto consenso dell'esecutivo al provvedimento, sottolinea come questo necessiti di un «percorso di revisione con le parti interessate». Il ministro infatti riconosce l'importanza di avere nel nostro Paese una normativa sulla class action ma precisa che la legge va ritoccata perché «abbiamo il sospetto - spiega - che così com'è porterebbe a vagoni di ricorsi senza giovare ai consumatori», mentre l'obiettivo deve essere «dare giustizia a chi si sente danneggiato». L'approvazione del provvedimento sull'azione collettiva previsto per il 29 giugno è dunque saltato e il capo del dicastero dello Sviluppo economico ha anche convocato per oggi il Consiglio nazionale dei consumatori per «discutere insieme alle parti coinvolte i ritocchi al progetto di legge».
Ma questo stop della normativa non va giù al Codacons. «Siamo assolutamente contrari a qualsiasi rinvio - sostiene Carlo Rienzi, presidente dell'associazione - e ci opporremo a proroghe che appaiono palesemente ordinate dalle grandi imprese italiane guidate da Confindustria, il cui intento chiaro è quello di affossare i diritti dei consumatori».
Per il capogruppo dell'IdV alla Camera, Massimo Donadi, questo slittamento «è sbagliato». «Ancora una volta - aggiunge il deputato - questo governo preferisce tutelare la Casta e gli amici degli amici piuttosto che i cittadini».
L'Adiconsum invece, sostenendo che «miglioramenti alla legge si possono realizzare anche con la normativa in corso d'opera», non critica la decisione del governo, purché le modifiche vengano apportate. «Se il rinvio - afferma il presidente Paolo Landi - dovesse portare a sostanziali miglioramenti saremmo perfettamente d'accordo, ma temiamo che non sia così, viste le pressioni di Confindustria. Fin dall'inizio abbiamo sottolineato come la normativa sulla class action fosse macchinosa, lunga, scarsamente efficace. Se di questo è convinto anche il ministro Scajola avrà tutto il nostro appoggio per realizzare le modifiche e non sono i sei mesi di rinvio l'aspetto determinante». Di diverso avviso il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che dichiara: «Non mi piace che alcuni governi scrivano le norme e quelli dopo le cancellino. Questa è un'altalena che non fa bene al Paese, non crea un clima costruttivo e di fiducia. Il governo, nel passaggio del testimone, dovrebbe prendere in carico quello che ha fatto il precedente».