Dalla tassa sulle compagnie petrolifere il ministro Tremonti si aspetta di incassare 900 milioni di euro
ROMA. Con quasi quattro mesi d'anticipo rispetto a quanto accadeva da anni, la Finanziaria 2009 vedrà la luce oggi. Ieri Berlusconi e Tremonti sono andati ad illustrarla al presidente della Repubblica, come vuole la prassi istituzionale. Qualche polemica è in arrivo sui tempi che il governo prevede di dedicare al corpo della manovra: tre-quattro settimane al massimo, con approvazione entro luglio. Novità dell'ultima ora sono le misure contro i dipendenti pubblici (disegno di legge). Si va dall'intensificazione delle visite fiscali, al taglio dello stipendio, prima, e al licenziamento, poi, per chi manda un falso certificato medico. I fannulloni, gli assenteisti, quelli che timbrano il cartellino ed escono, saranno stangati: licenziamento dopo l'indagine disciplinare (rapida). In arrivo anche una maggiore mobilità (licenziamento per chi rifiuta il trasferimento), la definizione manageriale dei dirigenti (maggiore autonomia, ma anche valutazione da parte dell'amministrazione), la stretta sulla contrattazione con rigido rispetto dei vincoli di bilancio.
E' una manovra di correzione da 13,1 miliardi, serve per proseguire il percorso di avvicinamento al pareggio di bilancio che l'Italia si è impegnata a centrare nel 2011. Il deficit di quest'anno, annuncia intanto il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, sarà al 2,4%, in linea con le previsioni. Nove dei tredici miliardi verranno da tagli di spesa, con gli enti locali e le Regioni chiamati a fare lo sforzo maggiore (3,4 miliardi nel 2009, 5,2 nel 2010). Tagli pesanti anche alla pubblica amministrazione con cancellazione di enti inutili, stretta sui contratti, licenziamenti dei fannulloni, ma anche con il taglio drastico dei compensi dei manager delle società non quotate. Non verranno tanti soldi da questa misura, ma servirà a dare una parvenza di equità a quelle che colpiranno tutti gli altri. Quattro, invece, i miliardi previsti da nuove entrate. Qui c'è un grande ritorno: l'una tantum. Sarà una misura valida solo per quest'anno, per esempio, la Robin Tax su compagnie petrolifere, assicurazioni e banche. Per i petrolieri si agirà tassando le plusvalenze sulle riserve, per le assicurazioni e le banche si agirà sugli interessi passivi con tasse da pagare sul 3-5% (700 milioni di gettito). Il governo sfrutterà tutti gli strumenti in suo possesso, dal decreto legge (sul cumulo delle pensioni) alla legge delega, dal decreto legislativo al disegno di legge. Un complesso di norme capace di cancellare e riscrivere buona parte di quello che era stato fatto dal centrosinistra nei due anni di governo. «A me - commenta Vincenzo Visco, ex viceministro alle Finanze - sembra una riedizione di quanto visto l'altra volta, lo stesso passaggio: cancellazione di quello di buono che è stato fatto prima. Mi sembra un atteggiamento autolesionista perché o l'evasione è un problema, o non lo è. Se lo è si cerca di controllarla». Si riferisce alle norme che cancellano la tracciabilità dei pagamenti (da luglio avrebbero dovuto essere per assegno o con carta di credito tutti quelli superiori a 100 euro), così come l'allargamento delle norme sul riciclaggio. Ma nella Finanziaria c'è anche una sorta di condono mascherato, un condono da lentezza burocratica: i processi pendenti di fronte alla commissione tributaria per i quali non è fissata l'udienza sono annullati se entro sei mesi non viene presentata apposita dichiarazione di persistenza dell'interesse alla definizione del giudizio. Cancellate anche le norme che vietano il ripetersi di contratti a termine (ma serve l'accordo delle parti) e, soprattutto, cancellato il divieto della lettera di dimissioni in bianco.