Ma il ministro Fitto dice di aver ridotto di 250 milioni i tagli per il settore sanitario
ROMA. Amministratori locali sul piede di guerra perchè della cifra complessiva di 23,8 miliardi di euro da tagliare tra il 2009 e il 2011, ben un terzo peserà sulle loro casse. Per recuperare i soldi non incassati con i tagli dell' Ici ai possessori di prime case e dell'Irap ai professionisti il governo si orienta a salassare province ed enti locali, e tagliare di ben 17 miliardi la spesa per i ministeri. Consultazioni frenetiche, anche per telefono, si sono avute fino al consiglio dei ministri del pomeriggio.
I sindacati in mattinata hanno visto il governo per le varie questioni aperte (pubblico impiego, riforma contrattuale, tagli alla spesa) e hanno avuto garanzia che per il rinnovo dei contratti ci saranno le risorse necessarie. Raffaele Fitto, ministro per gli affari regionali, si è vantato di essere riuscito a ridurre il taglio alla sanità di 250 milioni di euro per l'anno prossimo, mentre sarebbe stato previsto un miliardo di euro l'anno per tre anni a partire dal 2009. Ci sarebbe anche il ripristino del fondo di 370 milioni in tre anni per il trasporto pubblico che, nel documento originale, era stato completamente cancellato. Pure i tagli contati in 3,4 miliardi al sistema delle autonomie sarebbero state ridotte di 200 milioni per le regioni e di 50 milioni per le province. I governatori, evidentemente allarmati, si sono riuniti ieri pomeriggio nella sede della conferenza delle Regioni.
Certo le indiscrezioni non possono che preoccupare i dirigenti delle autonomie locali. Un terzo complessivo della manovra peserà sulle casse degli enti locali. Solo per il 2009, su un totale di 13,1 miliardi, 3,4 sarebbero i tagli, escluso quello destinato alla sanità. Complessivamente, regioni, province, comuni e comunità montane dovrebbero pagare un conto di 4,4 miliardi di euro solo nel 2009. Un cifra che significa più di un terzo dei bilanci. Negli anbienti tecnici delle amministrazioni locali, si fa sapere che un trend di tagli progressivamente in ascesa toccherà nel 2011 9,2 miliardi ai quali bisognerebbe aggiungere gli originari 3 miliardi per la sanità (se non passa la riduzione proposta da Fitto, n.d.r.) più 2 di trascinamento degli anni passati, confermando «che per il triennio 2009-2011 la media del 34,9 per cento di riduzione sul totale della manovra», manovra che sarà alla fine di 23,8 miliardi di euro. Vasco Errani, presidente della conferenza delle regioni, ha chiesto di non pensare all'ipotesi di rimettere i ticket sanitari, perchè è una «ipotesi non sostenibile dal punto di vista sociale». Il governo, ha aggiunto, deve garantire una copertura finanziaria pari a 834 milioni di euro.
La preoccupazione è tanta soprattutto per quel che riguarda l'assistenza sanitaria alle persone più povere, tutta affidata alle strutture comunali e regionali. Secondo la Cgil bisognerebbe stabilire dei livelli essenziali di prestazioni sociali che in un qualche modo devono essere garantiti. La confederazione, assieme a Cisl e Uil, si prepara a protestare con gli enti locali «se il governo taglierà le risorse per i servizi sociali». L'assistenza ai ceti più poveri non sembra, però, la preoccupazione fondamentale del governo.