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Pescara, 04/05/2026
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Data: 19/06/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Travolti dal megadebito della sanità» Il prezzo più alto del risanamento sarà pagato dai dipendenti: tagliati 17 milioni

PESCARA - Ticket, addizionali Irpef e Irap rimarranno per coprire il debito della sanità. Dei 130 milioni di euro che servono per chiudere il buco dei conti la Regione ne ha 105, gli altri 25 arriveranno da misure impopolari. Il prezzo più alto del risanamento della sanità abruzzese, sarà pagato dai dipendenti Asl che hanno visto una riduzione di fondi per circa 17 milioni di euro, mentre continua a crescere il conto delle prestazioni fatte dai privati. È la fotografia scattata da Cgil, Cisl, Uil e Ugl che hanno reso noto i conti reali delle sei aziende sanitarie abruzzesi. «Le prestazioni acquistate dai privati, nel 2007, hanno raggiunto quota 443 milioni di euro con uno scostamento, rispetto al piano di rientro, di 11 milioni pari al 19%- dice Paolo Castellucci, segretario della Camera del lavoro della Cgil di Pescara-. Siamo al terzo posto dopo Campania e Calabria. Sono mancate riforme in grado di incidere sulle spese per beni e servizi». Così i ticket divengono un mezzo strutturale, come le addizionali, per fronteggiare la voragine nei conti sanitari mentre in Regione già si vocifera del blocco dei fondi destinato alle progressioni interne per destinarli al piano di risanamento. Ovvio che i sindacati vadano su tutte le furie e proclamino lo sciopero: il 3 luglio a Pescara. Ma ci sono anche altre questioni sul tavolo: non è mai entrato in servizio il centro unico di costo così come non è chiaro lo sdoppiamento della Fira, la finanziaria regionale, in Fira servizi e Fira spa con il personale della prima che dovrebbe transitare nell'Agenzia sanitaria regionale, «invece di risparmiare -dicono i quattro sindacati- si corre il rischio di spendere di più» e magari ci scappa pure la sistemazione per qualche amico. La Fira gestirà i pagamenti sanitari fino a settembre 2009, poi tutto dovrebbe passare all'Agenzia regionale; dovrebbe, perché su questo punto il contratto di servizio non è per niente chiaro, tanto da essere stato osservato dal Governo che vuole certezze. Sulla testa della sanità abruzzese pendono, poi, 46 ricorsi fatti da altrettanti operatori privati. La Regione ha calcolato che, se dovessero andare in porto, costerebbero alle casse pubbliche 80 milioni di euro. Insomma, non si vede uno sbocco «vediamo solo tagli ai servizi -aggiunge Gianna De Amicis della Ugl- e reparti che chiudono». Emblematico il caso dell'ospedale Santo Spirito di Pescara. «A rischio collasso Geriatria, Psichiatria e Psicologia infantile- attacca Castellucci- per tacere degli accorpamenti già fatti tra reparti e delle centinaia di precari che a fine mese andranno a casa. Risultato: da ospedale dell'area metropolitana a grosso pronto soccorso di campagna».

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