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Pescara, 17/06/2026
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Data: 20/06/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Autoporto di Roseto, incompiuta da 7 milioni. All'ingresso c'è il cartello: «Proprietà privata». Ma i soldi sono pubblici

ROSETO. Visto che nessuno se ne cura, qualcuno ha pensato bene di appropriarsene. L'ingresso dell'autoporto è infatti sbarrato da un cancello cui è stato attaccato un cartello con una scritta inequivocabile: proprietà privata. E dire che per costruirlo sono stati spesi circa 7 milioni di euro, attraverso finanziamenti pubblici, soprattutto fondi dell'Unione europea. Entrando all'interno della struttura si ha l'impressione di essere di fronte a un'opera dalle due facce.
Una parte più curata, formata dai lunghi e tortuosi viali, delimitati da nastro di colore bianco e rosso quasi a demarcare un percorso che si incunea fino a dentro i tratti sterrati. E poi c'è tutto il resto, completamente abbandonato. Una spiegazione esiste.
L'autoporto viene usato come pista per gli allenamenti di una squadra di ciclocross, i cui dirigenti hanno comunque fatto le cose in regola, chiedendo cioè l'autorizzazione alla Provincia, l'ente cui è affidata la custodia dell'opera. Così la struttura si è trasformata in una pista sportiva, dove decine di giovani ciclisti si allenano. A fronte di questa concessione, i responsabili della società sportiva si sono impegnati con l'amministrazione provinciale a tenere pulita l'intera area, «facendo così risparmiare alla collettività i soldi della manutenzione» sottolineano dalla Provincia. Inoltre fanno sapere che nell'accordo è stata inserita una clausola che impegna la società a restituire la struttura entro un brevissimo lasso di tempo, con la garanzia di fideiussioni nel caso non venissero rispettati i patti. Un contratto blindato, dunque, che va a sancire forse l'unico aspetto razionale dell'intera vicenda. Ma veniamo al resto dell'opera, quella lasciata abbandonata a se stessa. Camminando tra i viali si arriva alle piazzole di sosta dei camion, quasi completamente ricoperte da erbacce. Cumuli di rifiuti si possono poi vedere a ridosso dei manufatti, parte integrante dell'opera, ormai da ristrutturare quasi completamente nonostante non siano mai stati usati. Attraverso le finestre, ormai tutte con i vetri rotti, è possibile vedere lo stato di degrado in cui versa la parte coperta con l'impianto elettrico scardinato in più punti, gli infissi divelti così come una parte del controsoffitto dei locali che avrebbero dovuto essere adibiti a uffici.
Una incompiuta a tutti gli effetti, dunque, al punto da diventare un caso nazionale, un esempio di sperpero di denaro pubblico. Senza considerare che a meno di 30 chilometri esiste una struttura gemella, l'autoporto di Castellalto, anch'essa mai entrata in funzione e finita sotto i riflettori del Centro e della Rai come quella di Avezzano.
Da sottolineare che l'opera di Roseto è stata finanziata con un congruo contributo dll'Unione Europea solo perché nella relazione che a suo tempo fu presentata a Bruxelles si diceva chiaramente che la struttura avrebbe completato un percorso alternativo al trasporto su gomma, partendo dal porto di Roseto. Niente di tutto questo corrisponde a realtà.

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