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Data: 20/06/2008
Testata giornalistica: Il Centro
L'occupazione vola in Abruzzo ma i redditi sono bassi. Mauro: «Servizi e agricoltura, balzo del 5,8%» Immigrati e contratti flessibili fanno il miracolo

PESCARA. Un Abruzzo che raggiunge il record degli occupati con un balzo del 5,8 per cento contro una media nazionale del 2,4 per cento. E' il dato più vistoso reso noto dall'Istat relativo all'andamento dell'occupazione nel primo trimestre del 2008. Un segno positivo che si intreccia con quello dell'export che vede l'Abruzzo primeggiare tra le regioni italiane, con un più 11,6 per cento. Eppure in questo scenario così positivo c'è una nota stonata: i redditi non salgono. Dati, scenari e problemi li commentiamo con l'economista Giuseppe Mauro, docente all'Università D'Annunzio.
Professore Mauro l'Istituto nazionale di statistica, pone l'Abruzzo in vetta per il numero di nuovi occupati. La regione è davvero così forte dal punto di vista economico ed occupazionale?
«I dati pubblicati dall'Istat in questa ultima settimana riguardano da un lato l'andamento del mercato del lavoro e, dall'altro, il flusso delle esportazioni. In entrambe le circostanze, i valori contenuti confermano la robustezza dell'economia abruzzese, e allontanano l'ipotesi di declino. In particolare per quanto rigaurda alcuni settori ed alcune provincie. Il dato complessivo sull'occcupazione pari a 521 mila adetti è da collegare a diversi aspetti, due diretti e uno indiretto».
Ci può spiegare quali?
«Quelli diretti sono la crescita dei servizi, pari all'8,2 per cento e quello dell'agricoltura con oltre 11 mila unità in più rispetto al primo trimestre 2007. Il dato indiretto e che il settore industriale mantiene nella sostanza il livello occupazionale dopo la grande crescita avuta nel periodo 2006-07. Questi dati evidenziano che la regione ha un retroterra industriale di indubbio interesse, tanto da essere considerata la settima regione italiana, ed alcune provincie, Teramo e Chieti, si collocano rispettivamente al 22esimo e 23esimo tra le 103 provincie italiane».
In quali settori oltre all'industria metalmeccanica c'è stato il balzo in avanti dell'occupazione?
«Quello dei servizi dove è cresciuto il tasso di occupazione femminile. Un fatto probabilmente da attribuire al rinnovo dei contratti a tempo determinato; tra il 2007 e il 2008 i servizi sono aumentati di 25 mila unità, mentre nel passato erano crollati».
Che interpretazione possiamo dare di questo saldo positivo? E' possibile collegare i dati dell'occupazione con quelli dell'export?
«Ricordiamo che l'Abruzzo è cresciuto dell '11,6 per cento contro l'8,8 per cento del dato nazionale. Nella regione è in atto un processo di cambiamento che riguarda da un lato le imprese che hanno saputo conseguire posizioni interessanti sui mercati internazionali, con riferimento alle grandi imprese e alcune medie imprese di eccellenza, che hanno saputo superare tre ordini di difficoltà: quelle valutarie in riferimento all'euro, la congiuntura difficile a livello internazionale e le difficoltà produttive. Da questo punto di vista si assiste a un processo che sta conducendo ad una sorta di concentrazione sotto il profilo dimensionale settoriale e territoriale. Dimensionale perchè l'export è in gran parte connesso al ruolo svolto dalla grande impresa; settoriale perchè i mezzi di trasporto rapprentano il 39 per cento del totale esportato; territoriale perchè la provincia di Chieti ha un peso sul totale complessivo addirittura del 69%. Queste caratteristiche hanno avuto effetto sui livelli occupazionali, perchè noi registriamo in Abruzzo un forte aumento negli addetti nella metalmeccanica e nei mezzi di trasporto, mentre si riduce il peso di alcuni settori tradizionali come il tessile e l'abbigliamento».
Professor Giuseppe Mauro malgrado la crescita dell'export e l'aumento dell'occupazione il reddito non aumenta, da cosa dipende?
«Il Pil del 2007 in Abruzzo è cresciuto dell'1% e per tutti gli anni 2000 la crescita è stata molto contenuta, con tre anni 2002-04 dove il prodotto interno loro è diminuito. Gli anni 2000 si distinguono per due fasi, una della caduta e arretratezza e una fase della ripresa, che va dal 2005 al 2007, ma non è molto sostenuta. Poi abbiamo avuto da un lato la flessibilittà del mercato del lavoro che doveva facilitare l'ingresso dei giovani, invece la flessibilità sta diventando una componente strutturale»
Insomma per i giovani posti con contratti flessibili ma con paghe basse?
«Lo stesso governatore centrale della Banca d'Italia, Mario Draghi dichiara che i giovani di oggi guadagnano meno dei giovani degli anni 80 e 90».
Perchè questo disequilibrio?
«Per due condizioni. La moderazione dei salari che non sono in linea con gli stadard europei e i fenomeni dell'immigrazione. Sono questi i fattori che hanno favorito il lavoro ma non l'incremento dei redditi».

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