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Pescara, 15/05/2026
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Data: 22/06/2006
Testata giornalistica: Il Centro
«Sanità, Prodi creda all'Abruzzo». Del Turco: piano efficace bocciarlo è miopia politica

PESCARA. «Il presidente Prodi ha una grande opportunità non solo per l'Abruzzo ma per l'intero Paese. Oggi si può venire a capo del pasticcio sanità che sta diventando un dramma per le Regioni e l'Italia». Spera nello spirito di finezza e non di geometria del Governo il presidente della Regione Ottaviano Del Turco. Oggi a Roma illustrerà a Romano Prodi e al ministro dell'Economia Padoa Schioppa il piano di risanamento che la Regione ha studiato per la sanità.
Presidente cosa dirà a Prodi?
«Pensiamo ad un prossimo triennio di grande impegno per risanare la sanità abruzzese. E, pensiamo, che questo debba essere uno sforzo compiuto organizzando un percorso comune tra Governo e Regione. Io sono pronto a far misurare al Governo ogni tre mesi il rapporto tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, sui conti della sanità. Il governo può misurare non solo la nostra lealtà ma anche l'efficacia dei nostri interventi. Può decidere di sanzionare comportamenti sleali e lontani dagli impegni assunti o, al contrario, premiare comportamenti virtuosi. Il premio è costituito da quella cifra, i 528 milioni di euro che il Governo intendeva destinare dal 2001 al 2004, ove l'Abruzzo, avesse attivato la sfida del risanamento che noi proponiamo oggi».
Crede che governo accetterà la manovra salva bilanci delle Asl, così come è stata costruita dalla Regione Abruzzo?
«Io spero che il Governo sia tanto ambizioso da raccogliere questa sfida che viene dalla nostra e dalle altre Regioni. Temo però che in questi giorni il Governo sia stato travolto dall'ansia di apparire un cane da guardia ringhioso a tutela del bilancio dello Stato centrale contro lo sperpero, che pure c'è stato, di risorse pubbliche da parte delle Regioni. Una atteggiamento del gener lo considererei un atto di grande miopia politica».
Ma se Prodi e Padoa Schioppa oggi dicono no alle proposte delle Regioni, lei cosa farà?
«Non avrei alcuna esitazione a combattere questa tendenza. Il fatto che le tasse siano state disposte da una finanziaria decisa dal centrodestra non mi offre la possibilità di assumere questo dato come una sorta di alibi per non fare nulla. Non capisco, inoltre, per quale ragione la destra abruzzese mostra di indignarsi tanto. Non lo faccio io che pure ho ereditato i guasti prodotti dalla loro ignavia non capisco per quale ragione e per quali particolari titoli, possano farmi la predica su ciò che debbo e posso fare».
Forza Italia però ha votato a favore del piano mentre An contesta le sue decisioni, non vuole apparire come responsabile dei conti in rosso. Accetta le critiche?
«Mostrano una spocchia ingiustificata e ingiustificabile, non riescono a capire che il 60% della regione li ha cacciati via dal governo dell'Abruzzo. Si comportano come nobili decaduti contro i destinatari di un consenso elettorale così vasto. Faccio qualche esempio, adesso scoprono che il consiglio regionale si può portare a 30 componenti, il loro Statuto approvato ne prevedeva 50, potrei concludere che la campagna che abbiamo iniziato sui costi della politica sta dando buoni risultati anche a destra, ma non è così. Pensano di fare di ogni questione una piccola propaganda».
E allora cosa dovrebbe fare l'opposizione?
«Dovrebbe impegnarsi e misurarsi con noi, sulle novità da introdurre per ottenere risultati di risanamento. Più mi sforzo di dire che non accetto di attribuire a questo o a quella legislatura le responsbailità dello Stato presente delle cose più aumenta la loro aggressività».
Lei sa però che molte decisioni della giunta, quelle sul riordino e sui tagli di spese non suscitano grandi entusiasmi. Le critiche per ora sono un mugugno, ma non teme che diventino un coro?
«Vedo che in qualche zona d'Abruzzo nascono capi-popolo e associazioni professionali poco rappresentative che si candidano a dirigere la guerra contro il risanamento. Sono curioso di vedere quali coperture politiche avranno. Mi auguro solo che ognuno faccia la propria parte con trasparenza e responsbailità».
Lei ritiene di aver fatto tutto il possibile?
«Per parte nostra abbiamo fatto tutto il nostro dovere per convincere il Governo centrale che la Regione Abruzzo, ha assunto la cultura delle formiche ed ha abbandonato definitivamente quelle delle cicale».

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