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Pescara, 17/06/2026
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Data: 21/06/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Abruzzo, economia a due velocità. La base industriale è solida ma la regione non cresce

L'AQUILA. Nel 2007 l'economia abruzzese ha rallentato la sua crescita, soprattutto a causa della battuta d'arresto delle costruzioni. E se si allarga l'analisi al periodo 2000-2007, le dinamiche del Pil sono praticamente stagnanti, il reddito pro capite è tornato ai livelli di 30 anni fa, tra la popolazione si evidenzia un forte grado di invecchiamento. Di contro, l'Abruzzo si distingue dalle regioni del Mezzogiorno, vanta una solida base industriale, c'è un processo di ristrutturazione in corso e segnali di ripresa nelle esportazioni. Dati contrastanti, quelli che emergono dal 18º Rapporto sull'economia abruzzese, presentato dal Cresa. L'indagine annuale del Centro regionale di studi e ricerche economico sociali illustrata ieri, all'Aquila.
L'Abruzzo ha perso terreno soprattutto nel confronto con l'area dell'euro, che ha continuato a svilupparsi nonostante la perdita di competitività della moneta europea.
Il Pil pro capite è risulta in calo di cinque punti percentuali, rispetto al 2000, e tra le province il più alto tenore di vita si registra a Chieti, dove la ricchezza pro capite è di circa 22mila euro, pari all'85% di quella media nazionale. Seguono Teramo (81,5%) e L'Aquila e Pescara (79%. «Il rapporto 2007», ha spiegato il direttore del Cresa Francesco Prosperococco, «ha una connotazione sociale più marcata, è di più ampio respiro e ha posto grande attenzione al mercato del lavoro. La società abruzzese sta cambiando fisionomia, la popolazione cresce solo grazie al fenomeno migratorio, aumentano gli anziani. La disoccupazione scende, ma tra i giovani si registra un forte senso di precarietà. Inoltre l'assistenza sanitaria ha valori che si collocano al di sotto dei relativi indicatori nazionali. Tutti segnali da non trascurare, nella programmazione futura, tenendo conto che l'aspetto cruciale resta la qualità del capitale umano».
E di intervento pubblico e strategie si è discusso nella successiva tavola rotonda, moderata dal caporedattore del Centro Pasquale Galante, con i professori Piergiorgio Landini e Giuseppe Mauro, dell'Università di Chieti-Pescara, e il professore Pierluigi Properzi, dell'Università dell'Aquila.
Più ottimisti, nella loro analisi, Landini e Mauro.
«Mi rifiuto», ha sottolineato Landini, «di usare il termine stagnazione, parlando dell'economia abruzzese. Ci sono una serie di criticità e abbiamo rallentato la crescita. Ma i dati sono troppo contrastanti e quindi ci deve essere qualcosa che non funziona nella rilevazione. Mi auguro che il Cresa possa diventare una guida, nella razionalizzazione del sistema statistico».
Secondo Mauro, «questa regione ha al suo interno, nonostante l'andamento dicotomico, una robustezza significativa e deve risolvere il problema della polarizzazione fra imprese capaci e imprese che rischiano di uscire dal mercato».
Properzi ha evidenziato come «l'Abruzzo abbia fatto un grosso sforzo, incontrando però due limiti: la ridistribuzione provinciale delle risorse e la questione del disegno di legge urbanistica, che giace da un anno in commissione, per giochetti di tipo politico-elettoralistico».

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