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Pescara, 17/06/2026
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24/06/2008
Il Centro
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Abruzzo, tagli fino a 1,3 miliardi. Del Turco ai parlamentari «Facciamo fronte comune» |
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L'AQUILA. Se un vecchio socialista come Ottaviano Del Turco ricorre alla metafora religiosa per parlare di politica vuol dire che la situazione è davvero grave. Ma la preoccupazione per il «vangelo apocrifo» della manovra finanziaria del governo, prima annunciata poi in parte sconfessata, è tanta. Perché se venisse approvato il testo diffuso in bozza nei giorni scorsi «l'Abruzzo dovrebbe chiudere bottega e riconsegnare le chiavi al governo». Per questo Del Turco ha chiamato ieri a Palazzo Centi i parlamentari abruzzesi e i presidenti delle Province per discutere sul da farsi. Un appello al quale il centrosinistra ha risposto tiepidamente (erano presenti tre parlamentari: Giovanni Legnini, Giovanni Lolli e Vittoria D'Incecco, e due presidenti di Provincia, Pino De Dominicis e Ernino D'Agostino). Il centrodestra invece ha disertato in massa. Il senatore di An Fabrizio Di Stefano ha invocato motivi formali: «La comunicazione mi è arrivata via mail, un modo poco istituzionale di comunicare». «E senza neanche una cortese telefonata», ha rimarcato il forzista Maurizio Scelli. In realtà nella partita nazionale, si è visto con la sanità, il Pdl abruzzese preferisce evitare giochi di squadra col centrosinistra. Una posizione che Lolli giudica rischiosa «perché dire "ci pensiamo noi a parlare col governo" li carica di responsabilità. Mentre in altre regioni i parlamentari agiscono tutti insieme». E se dunque Lolli si augura che anche i parlamentari del centrodestra abruzzese «si uniscano a questa battaglia» (ammesso che apprezzino la sua analisi sulla sostanza delle misure economiche del governo: «Dal sud al nord, dalla periferia al centro, dai poveri ai ricchi»), Del Turco più fatalisticamente spera che «lo Spirito Santo del dialogo scenda in Abruzzo». Una necessità più che un augurio. Perché oggi l'Abruzzo e le altre regioni rischiano di ritrovarsi senza risorse certe né statali né comunitarie, con il rischio anche di dover coprire con proprie risorse l'abolizione dei ticket sanitari sulla specialistica, 834 milioni. E già oggi gli uffici che stanno da tempo lavorando per l'impegno dei fondi europei, i famosi tre miliardi in sette anni, sono di fatto paralizzati, in attesa che Tremonti vari il testo canonico e non apocrifo della sua manovra. Resta il fatto che la confusione è grande. E che oggi nessuno è in grado di dire cosa uscirà fuori dalla manovra. «Ma mi ha impressionato lo stato di allarme di tutte le Regioni», ha spiegato Del Turco, «anche della Lombardia e del Veneto. Perché qui non siamo di fronte e un'altra linea politica ma a un'altra lingua». Quello che sta accadendo o rischia di accadere, è l'analisi di Del Turco, è che il governo rastrelli risorse dalla periferia, Regioni, Province, enti locali, per ridistribuirle diversamente e in parte trattenerle, per far fronte così agli impegni presi in campagna elettorale (taglio Ici e nuove infrastrutture). Ecco spiegato l'allarme per il destino del fondo Fas (fondo per le aree sottoutilizzate, 850 milioni per l'Abruzzo), che il governo, ha spiegato Del Turco, vuole riassegnare a un'autorità centrale, il comitato presieduto da Micciché, che si incaricherà poi di ridistribuire secondo altre priorità. Ecco di nuovo l'allarme per i fondi europei Fes che il governo vuole rimettere in discussione «sulla base della coerenza con le strategie del governo». Ecco la preoccupazione per i fondi della sanità, che il governo vuole tagliare di un miliardo nel 2009, e di sei miliardi nei tre anni successivi. In soldoni, se dovesse passare la versione soft della manovra, l'Abruzzo perderebbe 500 milioni di euro in 3 anni. Se passasse la manovra più pesante il taglio salirebbe a un miliardo 350 milioni di euro. Alla Regione resterebbero solo un miliardo e 100 milioni che sono fondi comunitari che non possono essere toccati. Ma anche nella versione soft l'Abruzzo perderebbe tutti i fondi già previsti per le infrastrutture (porto di Ortona, fondovalle Sangro, pedemontana Teramo, ferrovia). Per il senatore Giovanni Legnini il quadro «è molto preoccupante e i timori degli enti locali sono fondati». Solo «una battaglia parlamentare», ha ammesso, potrà ridurne gli effetti. «A fronte di una manovra pesante di 13-14 miliardi, due sono gli elementi di preoccupazione», ha spiegato Legnini, «una drastica riduzione delle risorse delle Regioni e una drastica riduzione dei trasferimenti a favore degli enti locali, con la messa in discussione di due pilastri: il patto per la salute e il patto di stabilità». Ma Legnini critica anche l'abolizione dell'utomatismo del credito d'imposta «che rende largamente inefficace lo strumento», e le misure previste per il turnover del personale delle amministrazioni pubbliche (1 assunto per ogni 8 che lasciano) «che avrebbe effetti imprevedibili soprattutto nella sanità».
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