CARO GASOLIO. Un pieno costa 175 euro in più, camionisti allo stremo. Il fermo previsto per il 30 giugno. Il governo studia provvedimenti
ROMA. Misure concrete e immediate per arginare il caro gasolio che sta mettendo in ginocchio il settore dell'autotrasporto. È questa la risposta che le varie associazioni di settore si aspettano dal governo. In caso contrario confermeranno un nuovo stop a partire dal 30 giugno, con il conseguente rischio paralisi per tutto il Paese. Scongiurare un altro blocco dei tir è l'obiettivo delle riunioni interministeriali che si stanno susseguendo nelle ultime ventiquattr'ore.
E mentre Gianni Montali, responsabile della Fita-Cna, precisa che il fermo potrà essere revocato solo se «ci saranno le condizioni» e che tutto dipende «da quello che il governo metterà sul piatto», viene confermato, dopo l'incontro di ieri con il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, quello di oggi alle 12 con il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e con le altre associazioni dell'autotrasporto. «Speriamo che il governo scopra le sue carte» conclude Montali alla vigilia della scadenza del termine ultimo per un accordo in grado di limitare il caro gasolio e la crisi che ha investito il settore. «Vediamo di trovare una soluzione che possa consentire di evitare lo sciopero - spiega Matteoli - bisogna tener conto che l'Italia può fare molto, ma certamente la soluzione va trovata a livello europeo». Il ministro afferma di aver già parlato a Lussemburgo con alcuni colleghi di altrettanti paesi europei. Ma questo non sembra aver rassicurato l'Acai, associazione di Confindustria cui fanno capo i maggiori operatori del mercato dei corrieri espresso (come Dhl, FedEx, Sda, Tnt e Ups), che in una lettera del presidente Rosario Ambrosino e indirizzata ai ministri Matteoli e Tremonti si è detta «fortemente preoccupata» all'ipotesi di nuovo sciopero. «Disastroso» dal punto di vista economico per l'agroalimentare made in Italy sarebbe il blocco dei tir secondo la Coldiretti, visto che siamo in piena stagione di produzione di verdure e frutta, alimenti per altro facilmente deperibili. «In questo periodo - sottolinea l'associazione - si concentra la più ampia varietà e quantità di produzioni ortofrutticole, che per effetto dello sciopero non potrebbero raggiungere il mercato finale, con inevitabili danni economici per decine di migliaia di imprese agricole. Gli effetti si farebbero peraltro sentire pesantemente anche sui consumatori, con un forte aumento dei prezzi dei pochi prodotti venduti sui mercati, che provocherebbe un calo nei consumi proprio nel momento in cui è necessario integrare la dieta con frutta e verdura per l'aumento delle temperature, soprattutto negli anziani».
A dare un'idea di quanto sia cresciuta per il settore dell'autotrasporto la spesa per un pieno sono i dati forniti dai rappresentanti di settore di Treviso, che hanno stimato come l'aumento del costo del gasolio negli ultimi 12 mesi sia responsabile di un incremento medio per ogni pieno di carburante di 175,4 euro per automezzo. Questo significa che il carburante ha inciso sui costi dell'azienda per il 40 per cento, contro il 33 dello scorso anno. Intanto, ieri il prezzo del petrolio, dopo essere stato oltre i 136 dollari per tutta la mattinata negli scambi elettronici, è sceso a 135 dollari, per poi risalire nel pomeriggio a quasi 137. Sembra essere ininfluente la decisione dell'Arabia Saudita di aumentare la produzione di petrolio di 200mila barili al giorno.