L'AQUILA - Per Ottaviano Del Turco avremo un autunno e un inverno «molto rigidi», ma anche l'estate che abbiamo davanti sarà «una stagione drammatica dal punto di vista dei rapporti tra il sistema delle autonomie locali, delle Regioni innanzitutto ma anche delle Province e dei Comuni, e il Governo». Perché, aggiunge, «si parla tanto di federalismo fiscale, ma in realtà tutte le decisioni dell'esecutivo vanno verso un rafforzamento dei vincoli centralistici: lo Stato decide, gli altri debbono soltanto obbedire. E questa, lasciatemelo dire, è una cosa inaccettabile». Non usa parole a metà il governatore nel corso della riunione con i parlamentari abruzzesi (ma il centrodestra non c'era e neppure alcuni del centrosinistra) e i presidenti delle quattro Province per prendere posizione contro la manovra del ministro Tremonti che vuole tagliare alle Regioni i fondi per le aree sottoutilizzate e ridurre di sei miliardi i finanziamenti alla sanità.
A raccogliere l'appello di Del Turco c'erano i presidenti delle Province di Pescara, Pino De Dominicis, di Teramo, Ernino D'Agostino, e l'assessore provinciale dell'Aquila, Pio Alleva, mentre dei parlamentari sono intervenuti il senatore Giovanni Legnini e i due deputati Giovanni Lolli e Vittoria D'Incecco; mancavano Franco Marini, Tommaso Ginoble e i due dell'Italia dei Valori Alfonso Mascitelli e Carlo Costantini. Del Turco ha parlato di «documento irricevibile sia da parte delle Regioni sia dell'Abruzzo», perché sul fronte della politica fiscale «mette in evidenza un'impostazione diametralmente opposta a quella federalista che pure il Governo intende raggiungere».
«Di fronte a questi numeri- ha aggiunto- se il testo non cambia, è necessario creare un fronte comune e fare pressione come gruppo unico regionale. In una strategia più ampia, invece -ha detto ancora- si sta pensando ad una confederazione delle Regioni meridionali perché è chiara l'intenzione di questa Finanziaria di indebolire le aree del Mezzogiorno in favore delle Regioni del Nord».
I numeri li hanno forniti tecnici della programmazione della Regione Abruzzo. Dei tre miliardi di euro per i prossimi tre anni sui quali si è anche concentrato il programma di fine legislatura, la Finanziaria nazionale rischia di incidere in maniera determinante. L'ipotesi più ottimistica prevede per l'Abruzzo un taglio di 500 milioni dal fondo che arriva dai Ministeri. L'ipotesi pessimistica prevede invece un taglio di un miliardo 350 milioni di euro: i 500 milioni dai Ministeri e 850 milioni dai fondi per le aree sottoutilizzate per i quali la Regione ha già ottenuto il via libera. Dei tre miliardi assegnati all'Abruzzo, rimarrebbero solo un miliardo e 100 milioni che sono fondi comunitari che non possono essere toccati.