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Pescara, 17/06/2026
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Data: 25/06/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Comunità montane, tagliate le poltrone. L'aula vota la riforma, previsti 15 enti Niente indennità a presidenti e assessori

L'AQUILA. È cosa fatta la legge di riordino delle Comunità montane. O, almeno, c'è la cornice e parte della tela. Manca però il dato più atteso: il numero delle comunitò montane che saranno tagliate. Il testo approvato in aula è un compromesso trovato nella maggioranza tra chi auspicava un taglio leggero (4 comunità montane su 19), e chi chiedeva un intervento più deciso (almeno 8 enti da tagliare). Il testo lascia aperta la discussione, perché le Comunità montane potranno essere «fino a un massimo di 15». Il numero definitivo uscirà al termine di una consultazione con i sindaci.
Resta in piedi l'altro pilastro della riforma legato alla riduzione dei costi: le giunte vengono ridotte a 3 componenti per comunità fino a un massimo di 30 mila abitanti, e a 5 per le comunità oltre i 30 mila abitanti. Le indennità di presidenti e assessori sono azzerate, a meno che non siano i Comuni stessi a decidere di pagarle di tasca propria.
«La legge», spiega l'assessore Giovanni D'Amico, «fissa anche la procedura per il ridisegno generale degli enti. Quanto al numero delle Comunità da tagliare penso che in sede di verifica si possa ottenere anche un numero maggiore rispetto all'ipotesi di prima applicazione». La norma prevede anche che i Comuni possano decidere autonomamente di sciogliere le comunità per formare delle unioni di comuni.
La legge è stata fortemente criticata dall'opposizione che aveva chiesto un rinvio almeno di una settimana per l'esame. «Ci sono evidenti criticità», ha spiegato Giorgio De Matteis (Movimento per le autonomie), «questa legge aprirà un enorme contenzioso con i sindaci». Dubbi sono stati sollevati nella maggioranza da Gianni Melilla (Sd) e Bruno Evangelista (gruppo misto) che chiedevano tagli più coraggiosi («Mi auguro che, a cose fatte, negli enti siano presenti solo comuni montani e non parzialmente montani», ha detto Melilla). Ma l'attacco più duro è arrivato dai consiglieri della Federazione di centro, Liberato Aceto e Angelo Di Paolo (Antonio Verini era in missione in Brasile) che avevano all'ordine del giorno una propria legge di riforma e che ora parlano di "legge-golpe nemica della montagna".
«La giunta ha imposto di votare direttamente in aula un provvedimento che ha completamente saltato la fase dibattimentale delle commissioni», ha spiegato Di Paolo, «mentre da oltre due mesi la Federazione di centro ha depositato un proprio progetto di riforma, ma la maggioranza ne ha di fatto impedito la discussione».
Aceto ha protestato vivacemente anche perché i lavori sono stati chiusi senza che l'assemblea discutesse la mozione della Federazione di centro sull'attivazione di un'indagine epidemiologica sulla popolazione della Val Pescara, dopo la scoperta della discarica di rifiuti tossici.
Il consiglio tornerà a riunirsi domani per la seduta straordinaria sulla Burgo.

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