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Pescara, 17/06/2026
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Data: 26/06/2008
Testata giornalistica: Trambus
Liberalizzare il tpl per vendere i pc di Maurizio Sgroi

Il gran parlare che si fa in questi giorni sulle future liberalizzazioni solleva il sospetto che si parli a suocera perché nuora intenda. Specie quando leggiamo sul quotidiano della Confindustria un'agile paginetta dove accanto alle novità legislative che starebbero partorendo le aule parlamentari - vedi articolo a lato - leggiamo un pregevole articolo dedicato alla spesa per informatica negli enti locali dove si calcola che il volume d'affari specifico supera gli 800 milioni di euro di cui solo una porzione, circa il 63%, finisce ai privati sotto forma di commesse. Troppo poco, evidentemente. Il "tesoretto", come non si paventa di chiamarlo l'articolista, è ghiotto e fa goli a molti. E se per metterci le mani sopra si deve scardinare l'intero sistema delle imprese pubbliche locali - ultimo bastione del vecchio capitalismo di Stato - allora pazienza: si faccia Informatica a parte, saremmo curiosi di sapere chi, fra i nostri capitalisti, troverà conveniente investire centinaia di milioni di euro per far camminare autobus, metropolitane e tram nelle città. A quanto ci è dato sapere, finora gli unici che sinora hanno trovato conveniente investire sui trasporti sono alcuni imprenditori, fra i quali spicca l'ex presidente di Confindustria, che hanno deciso di far concorrenza a Trenitalia su alcune tratte ad alta velocità (e redditività). Per il resto è un deserto. Quando in Italia si aprì per un momento la stagione delle gare per il tpl, gli unici a farsi sotto furono altre aziende di trasporto locale, che per l'occasioni incapparono negli strali dell'Antitrust, e i colossi esteri. I soci di Confindustria forse erano distratti. O forse studiavano gli appalti dei computer.

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