PESCARA. In Abruzzo sono quasi 900 le discariche e i siti potenzialmente pericolosi: 391 sono le discariche dismesse, 397 quelle abusive, 77 i siti industriali potenzialmente pericolosi e 33 le aree ritenute tossiche. A fornire i dati e, allo stesso tempo, a lanciare l'allarme è il dipartimento ambiente della Cgil, secondo cui «la bonifica dei siti inquinati rappresenta un priorità assoluta per l'Abruzzo». Per la Cgil, inoltre, «Molte aree potrebbero avere un rilancio industriale, ma le istituzioni locali restano a guardare». Domenico D'Aurora, responsabile regionale per l'ambiente della Cgil, ricorda che «la Regione Abruzzo ha censito 900 discariche e siti potenzialmente inquinanti e 23 aziende a rischio rilevante, che rientrano nella norma Seveso, ma che non sono mai state messe in sicurezza».
Secondo la Cgil il nodo principale è rappresentato dal sito di interesse nazionale Salin-Alento e dalla discarica di rifiuti tossici industriali di Bussi. Aree dove i progetti di bonifica procedono a rilento o non sono nemmeno iniziati.
«Oltre ai rischi per la salute dei cittadini», spiega D'Aurora, «c'è il problema della paralisi delle politiche di sviluppo in queste zone. Finchè non c'è la bonifica, infatti, è vietato anche l'insediamento industriale». Il responsabile ambiente della Cgil sottolinea che ci sarebbero strumenti in grado di porre rimedio a queste situazioni di stallo. «Esiste la legge 252 bis», dice D'Aurora, «che consente di far marciare parallelamente la bonifica delle aree inquinate e la reindustrializzazione del territorio. Sono state richieste per la Tecnolares dell'Aquila, per l'ex zuccherificio di Avezzano, per l'ex conceria di Chieti Scalo e per il nucleo industriale di Giulianova».
D'Aurora cita una relazione del Ministero per l'ambiente secondo la quale «il sito Saline-Alento sperimenta un generale stato di contaminazione, gravi mancanze delle aziende che operano sul territorio e ritardi da parte dei comuni nella messa in sicurezza».
La Cgil denuncia che «nonostante le condizioni del Saline-Alento siano state accertate ormai da sette anni, nessun comune si è attivato. Solo la Regione, in seguito all'ultima Conferenza dei servizi, ha scelto di avviare la "procedura di sostituzione" nei confronti del Comune di Montesilvano, finora immobile».
Il sindacato teme «che la paralisi del caso Saline-Alento possa influire anche sulla tempistica delle discariche a Bussi, su cui da un anno nessuno è intervenuto, nonostante la vicenda dei pozzi d'acqua contaminati sia indicativa della drammaticità del problema».
Paolo Castellucci, segretario della Cgil di pescara chiede che «la questione del sito di Bussi venga assunta come prioritaria dalle istituzioni, sia nell'interesse dei cittadini e lavoratori della zona, sia per rilanciare lo sviluppo nella zona» e ricorda che «lo scorso governo aveva programmato un intervento di bonifica per una cifra che oscillava tra i 100 e i 150 milioni di euro».