Iscriviti OnLine
 

Pescara, 17/06/2026
Visitatore n. 755.032



Data: 28/06/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Retribuzioni, a maggio crescita del 3,3%

ROMA - I salari corrono veloci come mai da oltre un anno e mezzo. Ma ancora non abbastanza da eguagliare l'aumento dei prezzi. A maggio, secondo i dati forniti dall'Istat, le retribuzioni orarie sono cresciute del 3,3%, mettendo a segno l'incremento più alto dal dicembre 2006, ma assestandosi comunque al di sotto del livello dell'inflazione, che il mese scorso è salita al +3,6%. Intanto, però, circa 7 milioni di dipendenti sono ancora in attesa del rinnovo del contratto. Mentre nelle grandi imprese la fotografia dell'Istat evidenzia occupazione ferma ad aprile e retribuzioni in calo.
L'aumento delle retribuzioni orarie di maggio (+3,3% in un anno e +0,6% in un mese) risente in particolare dei primi miglioramenti retributivi fissati da numerosi contratti siglati ad aprile. Tuttavia, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo (57,1%), che è calata leggermente rispetto ad aprile (57,8%) ma aumentata rispetto a un anno fa (55,1%), continua ad essere nettamente più alta di quella degli occupati con un contratto in vigore (42,9%). Con 38 accordi scaduti alla fine di maggio, risulta infatti che circa 7 milioni di dipendenti sono ancora in attesa di rinnovo del contratto e per loro l'attesa media è di 9 mesi. Ai rinnovi contrattuali è legata anche la maggior parte degli scioperi dei primi quattro mesi dell'anno, che sono quasi quadruplicati rispetto allo stesso periodo del 2007 (1,4 milioni di ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro).
Le buste paga sono aumentate considerevolmente nel settore delle assicurazioni (+7,7%), dove ci sono stati due rinnovi consecutivi, in una situazione di pregresso molto ampio, e anche nei ministeri (+6,2%). Gli aumenti minori si sono avuti invece nel commercio (+0,4%), nei servizi alle imprese (+0,9%) e nel tessile (+1,1%).
Non c'è però da essere ottimisti secondo il segretario generale della Fiom, Giorgio Cremaschi, che si chiede «come possa essere presentato come positivo il fatto di arrivare al 3,3% quando l'inflazione ufficiale è al 3,6% e quella vera sopra il 5%». «È chiaro che questo dato dell'Istat - afferma l'esponente della sinistra Cgil - dimostra che i salari continuano ad andare peggio dei prezzi e cioè che cala il potere d'acquisto».
Quadro meno positivo, invece, per le grandi imprese, dove ad aprile l'occupazione è rimasta ferma sia su base annua che su base mensile e le retribuzioni sono calate dell'1,8% in un anno e dell'1,7% in un mese. La situazione peggiore riguarda le grandi imprese dell'industria, dove l'occupazione, proseguendo il trend piuttosto negativo degli ultimi mesi, cala dell'1,1% e le retribuzioni del 2%. Nei servizi, invece, l'occupazione è cresciuta dello 0,7%, ma gli stipendi sono diminuiti dell'1,7%.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it