A Montesilvano sanzionate cento violazioni
PESCARA. Duecentododici multe. E' l'epilogo della giornata di ieri passata con i vigili urbani. Schierati in moto, in bicicletta e a piedi per difendere la riviera dall'invasione delle auto. Ma la guerra della polizia municipale all'inciviltà è difficile da portare avanti di fronte alla distesa di auto in divieto di sosta, piazzate sui passi carrabili e sui parcheggi per disabili. Cento multe anche a Montesilvano.
La missione dei vigili di evitare l'assalto al marciapiedi della riviera comincia alle 8,30. La squadra in moto, diretta dal capitano Maurizio Di Donato a bordo della Bmw contrassegnata dalla sigla Gamma 13, controlla la riviera e spiega ai bagnanti della domenica che il marciapiedi è dei pedoni e basta. «Qui non si può parcheggiare», avverte il capitano, «per lasciare l'auto ci sono i posteggi comunali». Mille e duecento posti nella pineta tra Pescara e Montesilvano, quattrocento nell'ex Caldora sulla strada parco, ottanta all'ex Enaip sul lungomare, sessanta in via Ruggerro Settimo. Il prezzo è 1,50 euro al giorno.
Fa caldo. La riviera lentamente si riempie di auto. La tolleranza lascia il passo al pugno di ferro. Dopo aver consigliato ai bagnanti di spostare le auto, la polizia municipale comincia a macinare multe su multe. Chi sbaglia, paga e parcheggiare sul marciapiedi è sbagliato. Il conto è di 74 euro, tanto costa la multa per divieto di sosta.
La giornata delle multe entra nel vivo alle 11 quando la squadra, formata dalla moto del capitano e dagli scooter Delta 6 e Delta 9, parte dalla rotonda dedicata a Raffaele Paolucci invasa dalle auto nella zona centrale e punta verso nord. E' qui, sul marciapiedi in asfalto, che la polizia municipale riscontra irregolarità a raffica. Il traffico invade il marciapiedi, schiva i pedoni e si ferma all'ingresso dello stabilimento balneare preferito. Sul marciapiedi la fila di auto è lunga: un vigile urbano pigia i tasti del palmare e la multa è già confezionata, pronta da infilare sotto il tergicristallo del parabrezza dell'utilitaria. Oppure sotto il sellino della moto da duecento cavalli. Quando si sparge la voce che sulla riviera sono arrivati i vigili urbani, il marciapiedi si riempie di gente in costume. Ognuno recita la sua scusa, come una filastrocca imparata a memoria. L'anziano multato perché «la sua Fiat Panda è in sosta vietata» ci prova a girare la frittata: «Ma sulla strada c'è la freccia che indica che qui si può parcheggiare. L'ho vista io». Ma la freccia non è puntata verso destra, guarda verso sinistra dove c'è il maxi parcheggio da mille e duecento posti. Da qui comincia l'interrogatorio ai vigili urbani: «Ma tra quelle due macchine ci posso mettere la moto?», chiede la ragazza alla guida della sua Honda Hornet. «Sì», la risposta.
La Toyota Aygo, invece, invade per metà la carreggiata: il ragazzo che l'ha parcheggiata così fa appena in tempo a spostarla prima dell'arrivo degli agenti. «Ce l'ho messa solo un attimo», assicura.
Il sole picchia. E la gente ha voglia di arrivare al mare in fretta. Quando il capitano arriva a ridosso delle strisce pedonali frena per far passare una donna che attraversa con un bambino e si ferma. La Smart che lo segue, invece, non frena. Schiva i pedoni, fermi in mezzo alla strada, e prosegue. Il capitano affianca la micro auto: «Ma non l'ha vista la signora con il bambino?». «Quale signora con quale bambino?», risponde la ragazza che se la cava con una ramanzina.
Dal lungomare la squadra punta in via Ruggero Settimo dove il marciapiedi è affossato per la fila di auto che ogni giorno lo assedia. La polizia municipale non fa sconti: multa dalla prima all'ultima macchina. Ma il più furbo fa: «Lo so che è sbagliato ma con tutte queste macchine ci posso mettere pure la mia?». «Se proprio vuole, ma io le faccio la multa».