PESCARA. La mossa dei vertici delle autolinee regionali Arpa, di non ridurre i posti del Cda e, per di più, nominare un nuovo vice direttore, ha suscitato proteste indignate e accuse politiche. I sindacati regionali dei trasporti gridano allo scandalo: «Strano come questo Cda non si sia indignato della mancata riduzione dei suoi componenti, e che abbia accettato, senza battere ciglio, la nomina di un nuovo vice direttore generale», accusano i delegati di Cgil, Cisl e Uil. L'attacco più insidioso per la dirigenza Arpa arriva però dal senatore dell'Italia dei Valori, Alfonso Mascitelli.
«E' un brutto segnale», rileva l'esponente dell'Idv, «la mancata riduzione del Cda dell'Arpa che, al contrario, procede all'aumento dei costi con la nomina di un nuovo vice direttore, di cui non si sentiva proprio il bisogno, e che va in senso opposto a quanto deliberato dal Consiglio Regionale». Poi l'affondo verso la già traballante coalizione di centrosinistra.
«L'intesa di maggioranza», ricorda Mascitelli, «prevede una semplificazione nella gestione della società dei trasporti e nessuno può pensare, con vecchi metodi, di ignorare disposizioni regionali e programmi sottoscritti». I sindacati, invece, in un documento firmato da Luigi Scaccialepre, Alessandro Di Naccio, Paolo Di Credico, e Francesco Dell'Ova, fanno un rilievo politico chiamando in causa il neo assessore ai trasporti, Donato Di Matteo, del Pd. «Il tutto», si legge nella nota di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil e Ugl, «non dimenticando la responsabilità della politica regionale e dell'assessore ai trasporti, dai quali ci saremmo aspettati, insieme a tutti i contribuenti abruzzesi, una linea di condotta diversa». I dirigenti dell'Arpa,: Nicola Basilavecchia, direttore, Nicola Sposetti, Alfredo Moroni, tutti del Pd; Domenico Di Fabrizio (Udeur) e Gabriele Pizii (PdCi) ieri hanno provato a replicare al fuoco incrociato di accuse ricordando che: «i risultati di bilancio sono largamente positivi. Presentano un utile di 1 milione 824 mila 631 euro per Arpa». Ma quello che più preme ai vertici dell'azienda regionale dei trasporti, è dire che hanno apportato tagli ai loro stipendi. «Un'operazione», scrivono, «che ha comportato una diminuzione di costi per l'azienda superiore a quella che si sarebbe ottenuta se fosse stato ridotto da 5 a 3 unità il numero dei componenti del Cda».