L'audizione del governatore alla Camera. Sacconi: «Tornare alla scala mobile sarebbe un suicidio» Il ministro del Lavoro propone ai sindacati «contratti nazionali cornice. Il resto a livello aziendale»
ROMA. Meno tasse e abbattere il debito pubblico. Due obiettivi importanti, che dall'audizione del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, alla camera, sono apparsi ineludibili ed urgenti. Per far ripartire l'Italia, ha detto, «è necessario proseguire senza indugi nel risanamento dei conti pubblici e tagliare le tasse che gravano sui lavoratori e le imprese».
Il tutto non sarà semplice né facile. Ai cittadini è chiesto di lavorare più a lungo, aumentando l'età media oltre i sessanta anni, così come succede nel resto dell'Europa.
Draghi è perfettamente consapevole che se bisogna abbassare il debito non si possono ridurre le tasse e allora suggerisce: «E' importante che i progressi nel contenimento delle spesa e nella lotta contro l'evasione si traducano quanto prima in riduzione delle aliquote di imposta, compatibilmente con gli obiettivi di bilancio. Alleggerimenti dei prelievi sarebbero opportuni anche prima del 2011, qualora si delineasse un andamento congiunturale più favorevole di quello atteso. In particolare va restituito il drenaggio fiscale per sostenere il reddito disponibile delle famiglie». Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi mette subito le mani avanti: tornare al meccanismo della scala mobile sarebbe un suicidio, anche perchè un simile meccanismo «produrrebbe un moltiplicatore dell'inflazione che penalizzerebbe i salari» e individua «contratti nazionali cornice, tutto il rsto deve andare a livello aziendale».
Il governatore osserva tuttavia che «la manovra di bilancio è basata principalmente su aumenti delle entrate che rappresentano circa i due terzi della correzione dell'indebitamento. Nel biennio successivo l'aggiustamento è interamente basato sulle riduzioni della spesa». E la prima spesa da tagliare è quella della pubblica amministrazione quando pecca di inefficienza. «L'obiettivo è ambizioso» dice Draghi a proposito delle riduzioni del ministro Renato Brunetta (al quale la federazione degli statali Cgil ha già risposto "proposta irricevibile, sta per scadere il tempo") come sarebbe ambizioso che effettivamente la Robin Tax servisse a "punire" i superprofitti. Per quanto riguarda il mondo bancario, invece, nota il governatore, gli aumenti rischiano di ricadere sui clienti attraverso un calo dei rendimenti o un aumento dei costi sugli impieghi.
Per quanto riguarda le pensioni, Draghi invita a proseguire nella «rimozione dei vincoli e dei disincentivi che tengono lontana dal lavoro un'ampia quota della popolazione meno giovane». Quindi, assolutamente giusto aver fatto saltare il divieto di cumulo per tutti, ma «al fine di contenere la spesa e assicurare ai pensionati futuri pensioni adeguate, andrà accresciuta nel medio lungo periodo l'età effettiva di pensionamento». Risponde subito la Cisl ricordando al governo che esiste un protocollo di luglio del 2007 che stabilisce che qualsiasi cambiamento dei coefficienti delle pensioni debba verificarsi dopo l'esame di una speciale commissione di esperti, di cui fanno parte anche i sindacati. «Siamo fiduciosi» conclude il segretario confederale della Cisl Gianni Baratta «che il nuovo governo rispetti i termini indicati dal protocollo e dalla sua legge attuativa». Ultimo argomento, il federalismo fiscale. «Anche il contributo alla correzione del saldo richiesto agli enti territoriali è considerevole».
Ma un giudizio definitivo si potrà dare quando si sapranno «le modalità di realizzazione del federalismo fiscale per rendere sostenibile il contenimento della spesa accrescendone l'efficienza e l'efficacia». Il federalismo potrebbe essere l'occasione per raccordare «le offerte dei servizi ai bisogni delle collettività, purchè il decentramento sia fondato su un sistema di responsabilità chiaro e coerente».