ROMA. «Se c'è sviluppo, se c'è ricchezza da distribuire questa va distribuita in favore dei redditi di lavoro dipendente, pensioni e famiglia»: il ministro dell'Economia Giulio Tremonti lo ha spiegato nell'audizione alla Camera su Dpef e manovra, aggiungendo che questo è un «impegno che pensiamo di formalizzare prima dell'estate». Uno strumento è la social card, prevista dal decreto legge: «Il provvedimento, che riguarderà l'aiuto alle persone che hanno più bisogno, quando sarà legge avrà anche gli strumenti che riteniamo giusti. Per inciso, stiamo studiando lo strumento simile che c'è negli Usa da alcuni decenni». «Abbiamo una finanziaria che sostiene la struttura complessiva del bilancio dello Stato in una logica di solidarietà e di sicurezza: se ci sarà un maggiore prodotto interno lordo, sarà, e dobbiamo discuterlo con le parti sociali, oggetto possibile di restituzione verso chi ha redditi di lavoro, verso chi ha pensioni, verso la famiglia. Questa è un'ipotesi di discussione che stiamo facendo con le parti sociali: se ci sarà maggiore ricchezza, sarà oggetto della giusta distribuzione». Per il momento, «l'andamento delle entrate tributarie fa escludere l'esistenza o la sopravvivenza di cosiddetti tesoretti». Tremonti ha rilevato «criticità di copertura» sulla riforma fiscale del «precedente governo in favore delle imprese» riducendo l'Ires dal 33 al 27,5% e segnalato come «in corso d'anno, anche per l'emersione di dati precedentemente non rilevati, si è rovesciata la tendenza conti pubblici» con il deficit passato dall'1,9% del 2007 al 2,5% previsto per quest'anno. Il governo, con la Robin Tax, «ha preso il giusto e sostenibile» da banche, assicurazioni e società petrolifere. «C'erano margini per un prelievo fiscale giusto su queste società e sono settori che possono assorbire in maniera non problematica» l'aumento fiscale. «L'alternativa a questa scelta era tagliare». La Robin Tax, inoltre, non dovrà riflettersi sui prezzi ma se dovesse avvenire «aumenterebbe la tassazione». Quanto ai tagli, «ben vengano anche proposte alternative fattive di riduzione della spesa» da parte delle opposizioni. «Se c'è una alternativa di misure ad effetto equivalente c'è da parte nostra la massima possibilità a prenderle in considerazione. Ma devono essere compatibili con quelli europei».