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Pescara, 19/06/2026
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Data: 04/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Soldi dagli imprenditori»: sindaco indagato. Il pm Varone accusa D'Alfonso: corruzione, concussione, truffa e falso ideologico

Nel mirino 200mila euro di pubblicità istituzionale Coinvolti sei big del mattone

PESCARA. Corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico. Il sindaco Luciano D'Alfonso scopre le accuse formulate dal pm Gennaro Varone prima della lettura dei giornali. Alle 6, nella sua casa di Salita Zanni, bussano i poliziotti che entrano per la perquisizione. Improvvisa accelerazione della procura di Pescara all'inchiesta sui rapporti tra il sindaco e gli imprenditori.
IL DOPO-DEZIO. L'indagine sulle presunte tangenti al Comune di Pescara che ha riguardato Guido Dezio, il braccio destro del sindaco, rimasto agli arresti domiciliari per 42 giorni e poi rimesso in libertà dai giudici aquilani, si allarga ora al vertice più alto dell'amministrazione. La procura, incassato il colpo della revoca della misura cautelare a carico del primo collaboratore del sindaco (con tanto di censure alle conclusioni di gip e pm), operato da un'ordinanza del tribunale del Riesame, ieri ha avviato la fase-due dell'indagine. Il coinvolgimento di D'Alfonso nella vicenda del dirigente comunale, ritenuto dalla procura un «collettore» di tangenti, parte dallo stesso filone che poi si divide in due rivoli. E tira dentro, con Dezio e D'Alfonso, anche sei imprenditori tra i più noti e facoltosi del mondo economico pescarese, il cui ruolo, tuttavia, è ancora da definire. Corruttori o vittime?
LE ACCUSE. Corruzione e concussione sono i due capisaldi su cui si basa l'accusa nei confronti del sindaco. Un'accusa costruita su «prove documentali», gli appunti che sarebbero stati ritrovati a Dezio e che conterrebbero, nel dettaglio, i movimenti dei soldi fatti affluire su un conto principale per poi essere dirottati verso iniziative di carattere elettorale. I presunti fondi neri ammonterebbero a 100mila euro. Secondo il pm Varone, D'Alfonso, nella sua qualità di primo cittadino, avrebbe abusato del suo ruolo e dei suoi poteri per costringere gli imprenditori a dare o a promettere indebitamente, a lui o a terze persone, somme di denaro pari a 100mila euro. Inoltre, sempre secondo quanto sostiene l'accusa, questi soldi sarebbero stati versati dagli imprenditori in cambio di atti amministrativi «favorevoli». Insomma, soldi tirati fuori per lavorare con gli appalti. Resta ancora da chiarire il ruolo degli imprenditori che potrebbero essere stati a loro volta corruttori oppure anche vittime delle corresponsioni di denaro per avere la strada spianata. Il secondo filone d'indagine, invece, prende il via dall'esame delle delibere, oppure determinazioni dirigenziali, sulla cosiddetta pubblicità istituzionale, fondi pubblici per 200mila euro che avrebbero dovuto promuovere le iniziative dell'ente e che, invece, secondo il pm Varone, sarebbero stati dirottati altrove e gestiti per l'attività personale del sindaco e del suo partito politico di appartenenza, originariamente la Margherita poi confluita nel Pd, partito del quale D'Alfonso è il segretario regionale in carica. Sono finiti sotto esame, in modo particolare, i fondi gestiti a cavallo tra il 2005 e il 2006 e specialmente nel periodo a ridosso delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006. Da un lato, insomma, il denaro indebitamente percepito dalle imprese e dall'altro la gestione «non istituzionale» dei soldi pubblici. Queste le accuse dalle quali D'Alfonso sarà chiamato a difendersi.
I SEI IMPRENDITORI. Dagli appunti di Dezio, un carteggio ritenuto molto consistente, sono spuntati fuori elenchi di imprenditori con cifre riportate a fianco. Dall'elenco generale sono state messe sotto la lente d'ingrandimento cinque contribuzioni: una da 50mila euro, due da 15mila e due da 10mila. Questi soldi sarebbero stati corrisposti da alcuni degli imprenditori più in vista della città, tra i quali i big del mattone. Si tratta di personaggi ritenuti talmente potenti che, per il pm, sarebbero stati contattati direttamente dal sindaco proprio in forza dell'influenza derivante dai suoi incarichi amministrativi e politici, esercitati non soltanto in ambito cittadino. Le perquisizioni scattate ieri, estese anche a Montesilvano, hanno riguardato anche alcuni di questi personaggi.
IL RUOLO DI DEZIO. Secondo il pm, accanto alla figura di D'Alfonso, spicca quella del suo primo collaboratore ed ex dirigente (perché sospeso dopo l'arresto) Guido Dezio accusato di concussione e tentata concussione per due appalti del tribunale, il bar e la vigilanza. È lui che si sarebbe occupato in prima persona se non della ricezione del denaro almeno della gestione dei soldi raccolti.

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