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Pescara, 19/06/2026
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Data: 04/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Manovra, no di Cgil e mugugni anche da Confindustria. Epifani: deprime i consumi, detassare le tredicesime. Marcegaglia: più investimenti e va ridotta la pressione fiscale

ROMA. Dal no secco della Cgil ai mugugni della Confindustria. Tutti i toni della critica sono stati esplicitati ieri alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite sulla manovra economica del governo. La più dura è stata la Cgil, per la quale la manovra «deprime i consumi», rischia di peggiorare la situazione di tante famiglie. «Se non cambia la qualità delle misure» ha minacciato il segretario generale Cgil Guglielmo Epifani «non potremo far finta di nulla. Vedremo che cosa diranno Cisl e Uil, ma noi non potremo stare fermi». La richiesta immediata per ora è di detassare le tredicesime. Epifani ha girato al contrario la richiesta del governo, «redistribuire la crescita che verrà», nello slogan «ridurre le tasse per i pensionati e i lavoratori per rilanciare la crescita». Altrimenti «ne trarremo le conseguenze» ha insistito Epifani. E Bonanni (Cisl) all'uscita ha detto: «Noi siamo un sindacato e come sindacato dobbiamo trattare per ottenere quanto di meglio». Secondo la Cgil, si rischia di ridurre i consumi di un altro 0,5 per cento, la differenza tra inflazione reale e programmata comporterà una perdita del potere d'acquisto degli stipendi di 1.219 euro. La mancata restituzione del fiscal drag costerà in media 220 euro a lavoratori e pensionati e, complessivamente si può parlare della perdita del 30 per cento della riduzione del salario reale. Inoltre si ridurrà nel 2009 di 1,34 miliardi, pari al 23,5 per cento la spesa sociale a livello locale. Ci saranno entro il 2012 150.000 unità in meno nella scuola, e nei prossimi 4 anni sarà soppressa una cattedra su 10. Infine ci saranno meno poliziotti, con un turn over tagliato del 10 per cento. In una città come Roma significa 12 auto al giorno in meno a sorvegliare le strade e 911 unità in meno, equivalenti a 12 commissariati. Secondo Epifani, la Confindustria dovrebbe prendere sul serio l'affermazione dell'Ocse secondo la quale in Italia si lavora di più e si guadagna di meno.
Emma Marcegaglia, presidente degli industriali, invece ha concordato con l'impostazione della manovra economica ma ha criticato i pochi investimenti per le infrastrutture, ricordando che proprio i grandi lavori possono tirar fuori dalle secche l'economia, e ha chiesto una diminuzione della pressione fiscale. Ancora meno discorsivo di Epifani, è stato Antonio Borghesi, capogruppo dell'Idv e membro della commissione Bilancio, il quale ha asserito che le norme sono a svantaggio «della gente comune e saranno i fatti a dimostrarlo». Per l'Unione province italiane «l'entità della manovra appare sproporzionata nel riparto tra stato e regioni ed enti locali, e bisogna effettuare una revisione delle stime a carico del sistema locale». Solo per gli artigiani e i commercianti, la manovra è quasi ok, «salvo uno sforzo aggiuntivo per una diminuzione della pressione fiscale».

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